La maschera è uno di quei oggetti che ci permette di diventare qualcun altro, ci consente di nascondere i nostri sentimenti e di occultare la nostra identità, anche se per breve tempo.

 Presente in tutti i popoli primitivi che la concepirono come un oggetto magico di comunicazione tra l’uomo e le divinità, essa, secondo la cultura, è stata usata nei riti, ma anche nel teatro e nel carnevale.

Durante il medioevo, perde parte delle sue caratteristiche più simboliche e rimane come un oggetto nettamente utilitario che ricevette il nome di “touret de nez”, ovvero un pezzo di stoffa allacciato al cappuccio che copriva la parte inferiore del viso, e che somigliava a la “Yashmak” che usano le donne turche per nascondere il proprio volto in pubblico.  Secondo alcuni, il “Touret di nez” serviva come protezione della pelle sia nei periodi invernali, sia in quelli estivi, ma altri, ritengono che coprire quasi tutto il viso con una sorta di velo, era l’unico modo di nascondere lo stato pietoso della pelle delle donne dell’alta società, che seguendo la moda dell’epoca, facevano uso di creme, unguenti e cosmetici realizzati tante volte con delle sostanze nocive.

L’uso della maschera come un vero e proprio accessorio di moda, ebbe inizio nel XVI secolo; mutando la sua forma, essa non è più solo un fazzoletto di stoffa, ma s’irrigidisce prendendo sommariamente le sembianze del volto; continua ad avere una funzione utilitaria e diventa accessorio indispensabile per uscire, ma accanto a questa funzione pratica, arriva anche quella di seduzione legata ai balli in maschera e quella di consentire alle donne di un certo rango, di assistere a spettacoli, riunioni e balli dove non è ben vista la loro presenza.

A Venezia, si usavano di due tipi in particolare, quella chiamata “moretta” che era un ovale di velluto nero usata solo dalle donne che l’apprezzavano perché metteva in risalto i capelli seguendo delicatamente i contorni del viso; essa aveva la peculiarità di essere attaccata al viso mediante un bottoncino cucito all’interno e tenuto in bocca, questo però impediva alle signore di parlare, rendendola cosa molto gradita agli uomini.; sembra che l’invenzione venisse dalla Francia  e grazie all’alone di mistero e all’anonimato che assicurava, si diffuse rapidamente anche a Venezia. 

Moretta

L’altra maschera, in questo caso, tipicamente veneziana, si chiama “bautta” era usata sia dagli uomini (con tabarro e tricorno), sia dalle donne (con tabarrino e tricorno), essa comparve nel XVIII secolo, era ottima per nascondere la propria identità giacché la maschera aveva un ampio volant di pizzo nero all’altezza della testa che ricadeva coprendo le spalle e il petto, essa era usata in molte festività da ricchi e poveri, convertendosi in un abito alla moda.

La Bautta, quadro di Longhi Falca Pietro Il ridotto, XVIII d.C

Le maschere furono molto popolari anche in Francia e in Inghilterra, dove l’aristocrazia del XVII e XVIII secolo amava offrire delle splendide feste chiamate masquerades, ispirate a quelle veneziane, dove l’accessorio indispensabile erano appunto: le maschere, ma non quelle austere che abbiamo visto fin ora, ma sprigionavano tutta l’opulenza e ricchezza di chi le indossava; per lo più, erano  mezze maschere fissate in testa da un cordoncino che girava intorno, oppure erano sorrette da un piccolo bastoncino, purtroppo, questi balli in maschera si prestavano anche per commettere degli atti criminali, come l’assassinio di Gustav III, re della Svezia, morto nel 1792 morto nel ballo in maschera tenutosi nel Royal Opera House di Stoccolma.  Alla fine del XVIII secolo, una volta caduta la repubblica di Venezia, i fastosi balli in maschera iniziarono a sparire e con essi l’utilizzo della maschera, prima in Italia, poi nel resto d’Europa, soprattutto al divieto di Napoleone che non amava l’anonimato conferito dalle maschere.   

Ana Muraca