Negli ultimi anni le abbiamo viste e riviste, in tutti i colori e materiali, ma la zeppa, quella scarpa sollevata dalla spessa suola che ne sostituisce il tacco, ha una storia ben più antica da quanto possiamo immaginarci, e oggi ve la racconto.

Coturni

Iniziamo il nostro percorso nell’ antica Grecia; nonostante i greci preferissero andare a piedi nudi o utilizzare i sandali, certe categorie sociali portavano una sorta di tacchi, soprattutto per ragioni pratiche. I primi, erano gli attori tragici, i quali, per avere una maggiore visibilità  nello scenario, e una presenza più imponente, indossavano grandi maschere e parrucche e una tipologia di coturni, ovvero una scarpa con suola molto alta fatta di sughero, che poi per essere considerata poco aggraziata, veniva nascosta dalla lunga veste; i secondi, erano le cortigiane o etere, che per rendersi più attraenti, usavano una tipologia di scarpa chiamata baucides, di colore zafferano che spesso aveva anche la suola di sughero, dove venivano intagliati dei messaggi per pubblicizzarsi, che quando la cortigiana camminava, venivano lasciati sulla sabbia e letti dai potenziali clienti. Questa caratteristica di attrazione sessuale delle zeppe, sarà  una costante lungo tutta la loro storia.

Le calzature etrusche furono influenzate da quelle greche, ma avendo i primi disegni più elaborati, furono le donne greche a comprare bellissime zeppe etrusche realizzate con cinghie dorate, per il loro uso personale.  Tale eredità  (sia quella greca che etrusca) venne recepita dai romani.

Nel medioevo si fecce largo uso di zoccoli, sia piatti sia con il doppio rialzo, che con il passo del tempo soffrirono una lenta trasformazione, diventando alla fine del periodo, le più eleganti pianelle o chopines, che potevano essere molto alte e che furono le protagoniste del rinascimento italiano, usati in particolare a Venezia, e in Spagna.

Le pianelle venivano indossate soprattutto allo scopo di farsi notare, e divennero sempre più alte fino ad arrivare ai 50 cm, nonostante le numerose leggi suntuarie che regolavano le altezze a seconda della posizione sociale, consentendo un massimo di 4 o 5 ditta. A indossarle furono sia donne che uomini, quelle maschili erano chiuse e più basse (in uso fino al 400), mentre quelle femminili erano spesso aperte dietro e almeno in origine, avevano lo scopo di permettere a chi le indossava di poter camminare senza sporcarsi di melma, sudiciume e quant’altro si trovava per le strade; ma anche avevano il compito di rendere più controllabili moglie e figlie, grazie alla difficoltà  di movimento che comportava indossarle, giacché essendo molto alte, spesso le donne si dovevano servire di due ancelle che le aiutassero a camminare.

 

A. zoccolo “a ponte” 1400, B.Pianelle alte, Venezia XVI sec, C. Pianelle, Milano XVI sec, D. Pianelle a punta aperta XVI sec

Le pianelle si differenziavano non solo per l’altezza, ma soprattutto per il colore, il materiale e le decorazioni, il massimo del lusso, atto a moglie e figlie di re e doge, erano le pianelle in seta, colore paonazzo, morello di grana e cremesino (tutte tonalità di rosso tendente al violaceo o scuro), e con decorazioni in oro o argento.  Le donne le amavano perché era uno status symbol dell’epoca, chi le indossava faceva sapere a tutti che apparteneva a una classe sociale che le consentiva di non dover lavorare; in più avevano un richiamo erotico giacché conferivano un andatura particolare nel camminare che secondo gli intenditori dell’epoca era più “aggraziata”; tanto che a un certo punto, anche le prostitute iniziano a portarle, capovolgendo la situazione e facendo si, che le signore “per bene” dovessero accontentarsi di pianelle di un altezza più modesta, pena essere scambiate per cortigiane.

Zeppe di Salvatore Ferragamo tra gli anni 30 e 50

Le pianelle continuarono ad essere in uso fino alla fine del XVII secolo, inizio del XVIII, quando vene gradualmente sostituito dal tacco unico posteriore, secondo alcuni, grazie a Luigi XIV, che escogitò questa soluzione per sopperire alla sua bassa statura.

Ritroviamo nuovamente la zeppa, nel XX secolo in Italia, più precisamente negli anni 30, in pieno periodo autartico, quando le sanzioni economiche avevano fatto scarseggiare materiali che fino a quel momento erano stati indispensabili per la fabbricazioni di beni di prima necesità .  Questo fatto aguzza l’inventiva di creatori di moda, stilisti e artisti e in particolare di Salvatore Ferragamo chi dopo un grande successo nell’America Hollywoodiana realizzando le scarpe per le star, torna in Italia, a Firenze negli anni 20 aprendo il suo laboratorio.  Ferragamo è un uomo molto attento all’arte e alla cultura che le sta intorno e dotato da un grande senso di sperimentazione, quando non può più disporre dell’acciaio tedesco che gli serviva per costruire i cambrioni metallici (una sua creazione) che erano utilizzati per rinforzare l’arco del piede, decide di cercare un’alternativa che potesse sollevare il tallone, dare all’arco del piede un appoggio stabile e che fosse realizzabile con i materiali a disposizione; la soluzione geniale fu la zeppa di sughero, una sua invenzione brevettata nel 37, che non solo risolveva perfettamente il problema, ma consentiva grandi possibilità  di esprimere tutta la sua inventiva.

Sandalo Invisibile di Salvatore Ferragamo

Con l’arrivo della seconda guerra mondiale, questa tipologia di scarpa si rivelo un gran successo giacche consentiva alle donne di indossare scarpe alte, ma abbastanza stabili e pratiche senza rinunciare all’eleganza nonostante i tempi che correvano. La moda delle zeppe arrivo anche in America appena fini la guerra, da una parte, grazie al Premio Neiman Marcus, l’Oscar della Moda, che Ferragamo vinse insieme a Christian Dior nel 47, con il suo sandalo “invisibile”, realizzando una tomaia con fili di nylon sopra una zeppa scolpita a forma di “F”, e dall’altra grazie ad attrici e ballerine come Katharine Hepburn e Carmen Miranda, quest’ultima, le usava in scena e nella vita privata, ed era famosa per la sua grande collezione, tanto che il modello di zeppa con tacco alto e arcuato presse il suo nome, Miranda.

Zeppe disco di Elton John

La moda della zeppa iniziò a scemare con l’arrivo degli anni 50, dal momento che il lo stile del momento, il New Look di Dior, imponeva tacchi a spillo. Si ritrova ancora qualche esemplare di zeppa, ma sarà  quasi esclusivamente in sandali da spiaggia, prolungando la loro presenza nel mondo della moda fino agli anni 60.

Le zeppe tornano con tutta la loro forza e visibilità nella decada del 70 con la musica disco e il glam rock, dove pantaloni a zampa d’elefante e colori sgargianti diventano i suoi compagni inseparabili.  Queste zeppe esagerate in altezza, realizzate nei più improbabili accostamenti e materiali, erano usate tanto da donne come da uomini, basta pensare a Elton John, David Bowie e a John Travolta che li indossava nel film “Fevre di sabato sera”.

Finita la moda della musica disco, le zeppe spariscono per un decennio, per poi tornare negli anni 90 in stivali, sandali e nelle scarpe sportive come le sneakers, pubblicizzate in giro per il mondo da figure di rilievo come le Spice Girls, come dimenticare gli stivali con la bandiera inglese, o quelle viola brillanti di Baby spice?

Spice girls

Nel nuovo secolo, le zeppe sono una moda che va e viene a piacere, ma dopo quasi 80 anni, continuano sullo stile iniziato da Ferragamo: tanto sughero nelle suole, sperimentazione di materiali e colori vibranti; ma ora, con un pizzico degli anni 70, l’altezza.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

–  a cura di Giorgio Riello e Peter McNeil, ” Scarpe : dal sandalo antico alla calzatura d’alta moda “Costabissara : Angelo Colla ; c2007.

–  Jonathan Walford  “Séduction de la chaussure. Quatre siécles de mode”, La Bibliothéque desrts, Lausanne, 2007.

–  a cura di Stefania Ricci, ” Scarpe e piedi famosi, Museo Salvatore Ferragamo” Leonardo Arte, Milano, 2000.

–  Margo Demello, “Feet and Footwear, A cultural enciclopedia”, Greenwood Press, 2009.

–  Charlotte Seeling, “Moda, Il secolo degli stilisti”, Koln, Konemann, 1999.