L’ Età Vittoriana corrisponde al periodo della storia inglese compreso nel regno della Regina Vittoria (1837 – 1901). Fu un momento florido per l’Inghilterra che attraversava un periodo di stabilità economica, di espansione commerciale e coloniale, fu inoltre un epoca di grandi trasformazioni, e mai come allora gli inglesi si sentirono compiaciuti di sé e della propria potenza economica.

La loro fede nel progresso tecnico e scientifico era sempre più radicata. Questa forte espansione fece però emergere molti problemi sociali, l’Età Vittoriana divenne infatti nota per l’impiego di minori al lavoro nelle fabbriche, nelle miniere o come spazzacamini. Nel 1840 soltanto il 20% dei bambini frequentava la scuola; gli orari di lavoro erano massacranti e la paga molto bassa; anche la condizione delle donne era molto difficile a causa della diffusione dell’ideale della donna “angelo”, questa condizione le portava infatti a non avere nessun diritto legale, non potevano votare, né possedere proprietà, il loro ruolo si riduceva a occuparsi della casa e procreare, per questo erano venerate come “sante”, ma la loro condizione era spaventosamente misera.

Foto da: http://fleetingkeys.tumblr.com

La Regina Vittoria diede alla società un’impronta austera e rigorosa; rispettabilità, buone maniere, senso del dovere e fiducia nel progresso: questi erano i valori importanti all’epoca, la sessualità femminile era confinata nei bordelli, bandita dalle famiglie-bene. Una società così incentrata sul rigore e pudore sessuale non poteva che essere contraddittoria. Spesso infatti gli uomini trascorrevano le loro notti sfrenate fuori dalle mura domestiche, in compagnia di prostitute, durante il giorno invece adoravano la loro moglie pura e santa.

Coppia del 1860’s.
Foto di General photographic Agency su Getty Images

In questo ambiente pieno di incertezze e preoccupazioni si assistette a un recupero del tema gotico settecentesco, dove l’orrore psicologico incarnava il disorientamento e le nevrosi dell’età industriale. Tra i vari generi letterari va ricordato lo Statunitense Edgar Allan Poe, pioniere del giallo psicologico e uno dei maggiori rappresentanti del romanzo gotico. In questo contesto la Regina Vittoria e il suo principe consorte Alberto di Sassonia celebrarono nel 1851 le meraviglie della tecnologia con la Grande Esposizione al Crystal Palace.

Illustrazione della Grande Fiera Universale di Londra del 1851.
Foto: Wikipedia

L’industrializzazione nel campo tessile contribuì al miglioramento dei metodi produttivi con il conseguente acquisto di beni fino ad allora sconosciuti. La macchina per cucire, brevettata da Elias Howe e successivamente prodotta da Isaac Singer ebbe un enorme successo. Le giovani donne ne illustravano il funzionamento in sale espositive ammobiliate; le nuove macchine erano decorate da motivi floreali dipinti e corredate di un pedale in ferro e accessori speciali per cucire vestiti elaborati. Anche le nuove tecnologie adattate alle macchine per il pizzo fecero si che il costo di questo materiale diminuisse notevolmente.

Nell’Ottocento un fattore determinante di eleganza era la perfezione del taglio dell’abito, il cui modello di riferimento era quello inglese, esempio indiscutibile di eleganza e buon gusto. Nei primi decenni dell’Ottocento la vita degli abiti era scesa la punto naturale e le lunghezze apparivano leggermente accorciate fino alle caviglie. Le maniche erano ampie e talvolta munite di sottomaniche inamidate per sorreggerle. Verso il 1850 si assistette a un nuovo cambiamento con l’avvento della crinolina. Il volume della gonna aumentò sensibilmente e le maniche divennero strette o a imbuto, gli scolli ampi erano spesso arricchiti da scialli e mantelli dalla linea sciolta.

 

Molte donne all’epoca cercavano di emulare lo stile di Alexandra di Danimarca, moglie di Edoardo principe del Galles, alta e slanciata si differenziava dalla famiglia robusta del quale entrò a far parte, la sua influenza sulla moda fu significativa e si protrarrà per i decenni a venire. Alexandra ebbe sei figli, e anche se questo la tenne lontana dal frequentare l’alta società, molte donne continuavano a guardarla come esempio di stile e eleganza. Per nascondere una cicatrice sul collo lanciò la moda dei nastri in velluto nero, ma era sovente anche che indossasse fili di perle e girocolli, Alexandra amava gli sport tra i quali la danza e il pattinaggio sul ghiaccio, era anche un’esperta cavallerizza e cacciatrice, con grande dispiacere della Regina Vittoria che cercò di dissuaderla ma senza risultato. Il suo abito da sposa fu considerato un capolavoro: in pizzo e satin bianco era guarnito di balze e fiori d’arancio; anche le damigelle indossavano abiti in tulle bianco e cerchietti floreali sul capo.

All’inizio del 1860, la crinolina iniziò a essere sempre più ampia fino ad arrivare a una circonferenza di ben 7 metri, allungandosi nella parte posteriore per sorreggere una gonna con strascico. Alla metà del decennio, la crinolina iniziò a essere più contenuta, mentre l’abito raccoglieva la sua ampiezza con una serie di cordoni che formando un drappeggio nella parte posteriore.

Intorno al 1867, Worth lanciò la “demi-crinoline” che era schiacciata nella parte anteriore e gonfia in quella posteriore grazie a una mezza gabbia balenata, questa sottostruttura, preannunciava la tournure, destinata a sostituire definitivamente la crinolina. A differenza della demi-crinoline che aveva una forma a mezza campana nella parte posteriore, la tournure era più rotondeggiante per poter reggere meglio i numerosi drappeggi degli abiti che ricordavano quelli conosciuti come “robes à la polonaise”, molto popolari durante il periodo di Maria Antonietta. Gli abiti sono ora composti da due pezzi, una gonna e un corpetto, prestandosi per la “robe à transformation”, i piedi scompaiono sotto la lunga gonna e la vita, molto stretta, è leggermente più in alto. Le maniche sono lunghe e strette o a pagoda, mentre gli scolli sono piccoli per il giorno e profondi per la sera.

 

Alla fine degli anni 70, la tornure scomparve per un breve periodo, lasciando il posto a una semplice sottogonna di tela spessa che conferiva una silhouette filiforme, il busto si allunga e scende anche il punto vita, per ritornare intorno al 1881,  gonfiando la figura ancora una volta, per poi assumere un’altra forma nel 1882 grazie a un nuovo modello che si avvaleva da un congeneo chiamato “strapontin” che con un meccanismo di cerchi articolati, rendeva molto più facile il sedersi senza sciupare l’abito e che conferiva un maggior volume sulle anche, che ben contrastava con il resto della figura femminile che era sempre più lunga grazie all’arrivo dei corsetti a punta e alle file di bottoni scendevano inoltre dal collo fino al davanti dell’abito.

 

Il decennio finì con la scomparsa della tournure che ormai era ridotta a una semplice imbottitura chiamata “cul de Paris che in seguito sarebbe stata fondamentale per conferire la linea a “S” caratteristica della Belle Epoque, dove la  figura risultava esile e slanciata e il corsetto, stretto come una guaina si allungava fino alle anche sagomando il corpo, il tutto accompagnato da uno strascico. Le donne in quel periodo cominciarono però a stancarsi di corsetti e sottogonne desiderando una maggiore libertà ed emancipazione. Portavoce di questi nuovi ideali fu l’americana Amelia Bloomer, sulle cui idee si basò la Rational Dress Society, nata a Londra nel 1881. La società era composta da donne che volevano rompere i tabù dell’epoca in favore di un abbigliamento pratico e confortevole. La Bloomer proponeva abiti femminili che includevano dei pantaloni pigiama ispirati dalle donne turche da portare sopra le gonne, senza rigide strutture di supporto. La promozione di questo nuovo look sulla rivista “The Lily” portò alla creazione dell’etichetta “Bloomer Costume” per i suoi pantaloni. Questo tipo di abbigliamento fu comunque adottato solo da un gruppo ristretto di donne professioniste nel campo della fisica e della politica, e solo dopo la morte della signora Bloomer, avvenuta nel 1894 ci fu l’accettazione dello stile da lei proposto.

 

 

Nell’ultimo decennio del regno della Regina Vittoria la moda si orientò verso quelle che saranno le caratteristiche del costume Liberty, simbolo di emancipazione e maggiore confidenza verso se stesse.

Francesca Galassini

 

 

Bibliografia:

 

Storia Della Moda: J. Anderson Black- Madge Garland, a cura di Mila Contini

 

Storia Della Moda dal 1850 a oggi, Daniel James Cole e Nancy Deihl- Einaudi
Manuale di Storia del Costume, Cristina Giorgetti, Cantini

http://storiadellamodafemminile.wordpress.com/…/rose-bertin-e-la-moda-moderna/