Il termine animalier, conosciuto nell’ Antica Grecia come “zoote”, include i tessuti a stampa animale tra cui il tigrato, leopardato e zebrato. Indossare questo particolare tipo di stampa trasmette potenza e ricchezza, oltre alla voglia di apparire e catturare l’attenzione di chi guarda, ha inoltre un forte significato erotico, apertamente sessuale, anche se la sua connotazione aggressiva a volte può respingere.  L’uso di queste stampe varia dal classico e sofisticato nell’alta moda a produzioni di basso costo considerate di gusto trash.  

Già nell’epoca preistorica venivano usati indumenti e pelli animali che avevano il compito di riscaldare e proteggere ,oltre ad avere una funzione spirituale e religiosa, spesso venivano indossate durante i rituali di accoppiamento. Nella civiltà Egizia il leopardo simboleggiava il legame con il regno dei morti ed era collegato anche all’immagine della libidine, come descrive infatti Cesare Ripa nel volume Iconologia (1593), la libidine “indossa” una pelle di pardo il cui manto a macchie simboleggiava l’impurità e la relazione con il mondo del non visibile, sottolineando quindi l’aura di sacralità che circondava questi animali. Le donne egizie “maculavano” le proprie vesti con una tecnica simile allo stencil, mentre i sacerdoti indossavano una tunica leopardata a simboleggiare la sconfitta del malvagio Seth (dio del caos).

Foto dal sito: http://www.ofakind.com/stories/6554-Go-Way-Back-Leopard-Print

Foto dal sito: http://www.ofakind.com/stories/6554-Go-Way-Back-Leopard-Print

Nell’epoca greco-romana rappresentava la forza e la virilità, ed  era associato al culto di Dioniso e all’ebbrezza, così come alla lussuria. Dante Alighieri nella Divina Commedia descrive la prima fiera che incontra nella selva oscura come la lonza “dal pel macolato” che impediva a egli stesso il percorso verso la salvezza. Nelle rappresentazioni pittoriche del Quattrocento la Maddalena era spesso raffigurata con indosso una pelliccia maculata, a ricordare il suo passato sconveniente e poco raccomandabile.

Ritratto dell'incoronazione della regina Elisabetta

Ritratto dell’incoronazione della regina Elisabetta

Nel Rinascimento l’animalier era accomunato all’esoterismo e ai culti satanici, ma fu anche un simbolo di potere e privilegio. Molti sono, infatti, i ritratti di quel periodo di potenti e aristocratici con indosso vesti maculate. Nel 1756 il pittore francese Jean Marc Nattier, noto per i suoi ritratti di dame alla corte di Luigi XV, ritrae la sua Madame De Maison Rouge con una mantellina leopardata .I re ne facevano largo uso, anche sotto forma di tappeti, come segno del proprio status sociale di ricchezza e potenza. Nel ‘700 le fantasie maculate impreziosivano colli e polsi, mettendo in risalto mantelli e abiti opulenti. Interamente foderato di leopardo era anche il trono di Napoleone Bonaparte.

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Jean Marc Nattier, Madame de Moison Rouge

Agli inizi del Novecento Erté, massimo esponente dell’Art Deco, ammaliò con le sue illustrazioni e alfabeti composti da corpi femminili allungati ricoperti da piume di uccelli o con ghepardo al guinzaglio. In Italia il Vate Gabriele D’Annunzio amava arredare le sue dimore con tessuti maculati e indossare cappotti con colli leopardati.

Erte per la produzione di Rigoletto, della Chicago Opera Company del 1922.

Erte per la produzione di Rigoletto, della Chicago Opera Company del 1922. Foto: http://www.ofakind.com/stories/6554-Go-Way-Back-Leopard-Print

Durante la Seconda Guerra Mondiale le pin up erano le nuove icone di bellezza, una tra tutte Bettie Page, nota per la serie “Jungle Betty” dove appare vestita con una pelle di leopardo in mezzo a due fiere. Anche il cinema Hollywoodiano subì questa fascinazione. L’animalier era infatti, considerato sinonimo di eleganza e sofisticatezza, anche se più tardi perderà queste caratteristiche a favore di uno stile più sexy e a volte anche volgare, come nel caso di Jayne Mansfield (pin-up e sex symbol degli anni 50).

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Betty Page, Foto: http://vintagegal.tumblr.com/post/21549614383/bettie-page-by-bunny-yeager-1954-happy

Una delle prime attrici ad adottare un look animalier fu la giovane Marjorie White, che nel film L’Amante del 1931 recitò al fianco di Joan Crawford e Clarke Gable indossando un blazer doppiopetto con collo e polsi in pelliccia leopardata. Anche la pellicola Tarzan l’Uomo Scimmia (1932), prodotto dalla MGM ebbe un notevole successo. I vestiti leopardati di Johnny Weissmuller nei panni di Tarzan, e di Mauree O’ Sullivan, interprete di Jane crearono un forte interesse nei confronti di queste stampe.

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Marjorie White, nel film L’amante, del 1931

Il primo designer a usare la stampa animalier su tessuto fu Christian Dior nel 1947, ispirato dalla sua musa Mitzah Bricard, che spesso indossava accessori leopardati creò una collezione dove spiccavano due modelli iconici: Jungle e Afrique: il primo era un abito guaina a stampa leopardo destinato al giorno, mentre Afrique era un modello da sera composto da un ampia gonna in chiffon.

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Christian Dior 1952, Foto:http://hprints.com/Christian_Dior_Fur_clothing_1952_Pottier-21360.html

Christian Dior 1953

Christian Dior 1953, Foto: http://retrogirly.tumblr.com/post/44984146203/tammy17tummy-christian-dior-1953

Ma il concetto di animalier non si ferma solo all’abbigliamento. Sempre nel ’47 René Gruau è chiamato a disegnare la campagna pubblicitaria del profumo Miss Dior, dove una mano di donna sfiora la zampa di un felino maculato. Nel ’53 Marilyn Monroe in Gli Uomini Preferiscono Le Bionde indossò una mantella con manicotto di pelliccia animalier; mentre Audrey Hepburn, sofisticata come non mai, nella pellicola Sciarada (1963) indossò un cappellino maculato firmato Givenchy.

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Jackie Kennedy, 1967 Foto: http://wwd.com/eye/fashion/gallery/spotted-leopard-print-through-the-years/

Anche la first lady Jacqueline Kennedy si fece confezionare un cappotto leopardato da Oleg Cassini che fu subito copiato da moltissime donne. Lo stesso Valentino introdusse capi animalier nelle sue collezioni d’alta moda come il maxi cappotto in lana double a stampa leopardo che nel 1967 gli fece vincere il Neiman Marcus Award; celebre fu anche il vestito con motivo pantera, indossato da Veruschka e immortalato da Franco Rubartelli per Vogue Italia che scriveva :” Di sera stampati grandi, feroci o sognanti”.

Rene Gruau per Dior

Rene Gruau per Dior

Uno degli stilisti contemporanei che ha fatto dell’animal print il suo manifesto è Roberto Cavalli, che propose già negli anni ’70 la stampa ghepardo.

Spring 2012 RTW Just Cavalli

Spring 2012 RTW Just Cavalli

Il dibattito politico sull’utilizzo delle pellicce animali ha notevolmente influito sul loro uso, la legge internazionale proibisce il commercio delle specie di animali in via di estinzione, gli attivisti per i diritti degli animali e le loro organizzazioni, sensibilizzando l’opinione pubblica sulla brutalità con cui vengono uccisi per fabbricare pellicce, ha promosso su scala globale l’utilizzo di tessuti stampati con motivi animali.

 

Francesca Galassini

 

Bibliografia:

http://blog.blooming.com/it/animalier-lintrigante-storia-delle-stampe-esotiche

http://www.vogue.it/news/encyclo/moda/a/animalier

http://www.vogue.it/news/encylo/cinema/i/leopardato

Valentino: Ritratto a piu’ voci dell’ultimo imperatore- Tony Di Corcia- Edizioni Lindau