Eleganti, colorati, caldi e leggeri, gli scialli di cashmere furono l’accessorio indispensabile delle donne per quasi un secolo, realizzati a mano nel Kashmir in India fin dall’XI secolo, con una pregiatissima qualità di lana, la lana di cashmere; arrivarono in Europa già nella seconda metà del XVI secolo, ma dovuto al loro elevatissimo prezzo, non ebbero una grande diffusione; furono solo le classi più elevate a potersi permettere un accessorio di questo genere; si dice che la stessa Maria Antonietta era una loro fervente ammiratrice e che ne possedeva parecchi, ma gli scialli di cashmere dovettero aspettare ancora un po’ per la loro epoca d’oro che durò quasi un secolo.

Lo scialle fu un complemento insostituibile nel guardaroba femminile per quasi un secolo, dal 1780 al 1870, essi erano prodotti a forma quadrata e rettangolare e i bordi erano lasciati sfilacciati, gli scialli più grandi si piagavano a metà e venivano indossati drappeggiati intorno al collo, lasciati cadere liberamente sulle spalle e fermati con una spilla sul corpetto.

Madame Récamier (Jeanne-Françoise Julie Adélaïde Récamier ) by Francois Gérard (1802)

Gli scialli di cashmere furono importati in Inghilterra dalla compagnia britannica dell’India occidentale alla fine del XVII secolo e divennero di moda in occidente dopo che Napoleone gli regalò uno a Giuseppina che ne divenne una collezionista (ne possedeva più di sessanta) in seguito alla campagna d’Egitto del 1799.

Charles Sprague Pearce (1851 – 1914) – The shawl, 1900

La moda si sparse rapidamente, e nonostante l’elevatissimo prezzo, la richiesta iniziò a essere molto superiore alla offerta, furono fatti molti tentativi di copiarli; nacquero così diversi centri in Europa della produzioni di questi scialli come quello in Edimburgo, Glasgow, Norwich e in particolare in Paisley, in Scozia, che grazie all’eccellente produzione non ebbe rivali; all’inizio si producevano in telai jacquard meccanici che potevano realizzarli con diversi motivi decorativi in una frazione del tempo che ci voleva per tesserli a mano ed erano relativamente a buon mercato, in seguito, riuscirono a renderli abbordabili anche alle persone meno abbienti grazie alla semplice stampa con blocchi di legno sul tessuto.

“Isabelle”, from the exhibition “Napoleon and the Empire of Fashion”. Lancaster-Barreto collection.

Durante gli anni ottanta del settecento, gli scialli di cashmere grazie alla loro leggerezza, ai suoi motivi esotici e ai loro colori accessi, erano il complemento ideale per l’habit-chemise e in seguito per gli abiti in stile impero; quando arrivò la crinolina, gli scialli continuarono a essere il soprabito adatto dato che nessun capoto o capa poteva essere usato con una gonna cosi ampia e sempre in crescita. Un’altra amante di questi scialli, fu la regina Vittoria che li ressi ancora più popolari durante gli anni 40 dell’800; questo fu il periodo di più alta richiesta e l’industria dello scialle raggiunse in Inghilterra e in Francia proporzioni gigantesche; infatti erano famosi gli scialli di lusso di Lione in materiali pregiati.

Day dress and shawl ca. 1865 From the Kent State… – Fripperies and Fobs

 

Intorno al 1860, gli scialli più economici di Paisley presero il sopravvento, essi furono così popolari che il loro tipico motivo a pigna, nota come “boteh” o pigna di Paisley, che era simbolo della vita e della fertilità, divenne da qui in poi un motivo decorativo ricorrente nell’abbigliamento femminile.

Paisley shawl 1855 V&A

Questa grande popolarità e diffusione insieme al cambiamento della moda, segnò la fine della stessa intorno al 1870. Una volta che le donne delle classi più alte videro le proprie cameriere indossando questi scialli, anche se in versione economica, decisero di non comprarli più; nel frattempo anche la crinolina stava tramontando e presto arrivò in sostituzione la tornure, che con dimensioni più modeste, consentiva l’utilizzo di giacche e piccole cappe. Gli scialli continuarono a essere utilizzati come “visite”, o capo di vestiario per restare a casa, per poi scomparire definitivamente.

Visite del 1870 al Tokyo Costume Institute

 

Ana Muraca

  • Kyoto Costume Institute a cura di. “La Moda dal XVIII al XX secolo”, Taschen, 2005.
  • Fog Marnie, “Fashion the whole story”, Thames and Hudson, 2013.