Personaggio poliedrico dalle infinite abilità: pittore, scultore, disegnatore, scenografo e scenotecnico, luminotecnico, creatore di tessuti stampati e abiti di moda, continuamente in bilico tra tradizione e ricerca. Questo é stato Mariano Fortuny, uno dei personaggi fondamentali del XX secolo.

Mariano Fortuny y Madrazo nasce a Granada ai piedi dell’Alhambra l’11 maggio 1871, il padre era un noto pittore spagnolo, la madre era figlia anch’essa di un pittore della corte reale spagnola. Nel 1874 il padre di Mariano muore improvvisamente, cosicché la madre decise di trasferire la famiglia a Parigi dove il piccolo Mariano trascorre un’infanzia felice, dipingendo e dedicandosi anche alla scultura nello studio di Auguste Rodin. Ma la sua sete di curiosità lo spinge oltre: comincia infatti a interessarsi delle innovazioni tecnologiche nel campo dell’illuminazione elettrica, soprattutto quella nei teatri. Il pittore giovanni Boldini, amico del padre accompagnava spesso Mariano a teatro a vedere i balli e lui ne rimaneva così estasiato che iniziò lo studio dei modellini teatrali, completi di costumi e scenografie.

Mariano Fortuny y Madrazo

Nel 1889 la famiglia Fortuny si trasferisce a Venezia, nel Palazzo Martinengo, sul Canal Grande, la residenza divenne luogo di incontro tra artisti e letterati: un giovane Proust, José Maria Sert, Henry Deregniér. Nel frattempo Mariano continua con i suoi studi pittorici, provando nuovi impasti di colore e tecniche incisorie. Nel 1896 invia una sua opera alla VII Esposizione Internazionale di Monaco : Ornamenti del Giardino e Spiriti Odoriferi, detto anche Fanciulle Fiore, che verrà premiata con una medaglia d’argento. In una continua alternanza di interessi nel 1899 torna a occuparsi di teatro, realizzando sotto richiesta della Contessa Albrizzi la scena di “Mikado” un’operetta molto in voga all’epoca; dopo qualche anno, Mariano si trasferisce in quella che diverrà la sua residenza definitiva : Palazzo Orfei. Questo luogo decadente gli dava la possibilità di sperimentare nuovi studi sull’illuminazione. Intanto, nell’ambiente della Belle Epoque fa la conoscenza di Henriette Nigrin, colei che diverrà sua moglie, la sua musa ispiratrice, ma anche una grande collaboratrice, anche per quanto riguardava il laboratorio di stampa sui tessuti.

Mariano Fortuny, “Henriette nello studio di Palazzo Pesaro Orfei”, 1910 ca. Archivio Museo Fortuny, ©Fondazione Musei Civici di Venezia – Museo Fortuny

Il 1907 é un anno cruciale per Fortuny: a Berlino avviene la presentazione del primo capo d’abbigliamento: lo scialle Knossos. In quell’occasione presenta 15 scialli in seta realizzati tramite la tecnica dell’applicazione del colore attraverso matrici di legno. Da quel momento inizierà una produzione che segnò l’inizio di una grande avventura nel mondo della moda. Visto il grande successo ottenuto si dedica agli studi sulle tinture per le stoffe con colori ricavati da materie organiche esotiche e ispirandosi ai pittori veneziani del passato come Tiziano e Tintoretto. L’atelier delle stoffe di Palazzo Orfei contava più di cento lavoranti; donne come la Duse, Sarah Bernhardt, Isadora Duncan o la fatale Marchesa Casati indossavano abiti, tuniche e veli Fortuny, sia sulla scena che nella vita privata. Le fonti di ispirazioni erano varie, ma le principali forse gli furono tramandate dal padre, collezionista di mobili spagnoli, tappeti persiani, damaschi, broccati e oreficeria musulmana.

Fortuny (Delphos, 1907) and cape (Knossos, 1906) in mostra al Museo del Traje nel 2010

Nel 1907 durante un viaggio in Grecia Mariano e Henriette trovarono antichi frammenti tessili che gli consentirono di sperimentare le tecniche di impressione su stoffa. La stoffa era per Fortuny la materia prima con cui lavorare; egli comprava le pezze grezze, le tingeva, le stampava, le plissettava e le goffrava. Le sete provenivano dalla Cina, India e Giappone, i velluti venivano utilizzati per cappe e mantelli, mentre il voile per le lampade. Dopo il successo dello scialle é la volta del Delphos, una tunica fittamente plissettata in seta leggerissima. Gli orli sono irregolari, guarniti di perline di vetro di Murano che fungono da pesi. Tante le donne mito che lo hanno indossato: Natacha Rambova, moglie di Rodolfo Valentino, Mrs Condé Nast, Nancy Cunard (poetessa anarchica con i suoi mitologici bracciali) fino a Peggy Guggenheim. Nato come tea gown diviene l’abito simbolo per eccellenza delle “divinita’ terrene”, una delle quali Henriette Nigrin, che si fa fotografare dallo stesso Fortuny con indosso un Delphos nel 1935. Ispirato al chitone greco Mariano ne immaginerà svariate versioni: rosso, rosa, blu indaco, ocra, tutti colori naturali che per ottenere un effetto metalizzato venivano aggiunte polveri d’oro o d’argento.

Fortuny, Delphos appartenuto alla marchesa Luisa Casati | The House of Beccaria

Alquanto simbolici erano i velluti, con disegni di arabeschi, motivi floreali e fogliame. I disegni che Mariano utilizzava facevano parte della sua cultura tanto che ad alcuni abiti fu dato il nome di : cappa spagnola, Shéhérazade, Abaco di velluto Operato. Anche se Fortuny ha brevettato la sua tecnica di stampa, a tutt’oggi rimane un mistero di come stampasse e fabbricasse i suoi tessuti. Sembra che dipingsse i tessuti al rovescio e che dopo li stampasse con la tecnica del “pochoir”. Solo all’opificio della Giudecca, aperto nel 1921, che stampa ancora oggi tessuti Fortuny custodiscono gelosamente il segreto. Gli abiti di Fortuny vanno oltre le mode, sono immuni al passare del tempo, anzi, piu’ passa piu’ acquisiscono un’aurea di modernità.

Fortuny stenciled velvet tea gown, c.1920.

 

Francesca Galassini

Bibliografia: