Il giaietto, minerale di colore nero, fu molto usato durante il periodo vittoriano per i gioielli da lutto, poi miseramente abbandonato fino al suo riscatto grazie a una delle più creative designer inglese: Jacqueline Cullen; e questa è la storia:

Il giaietto, è un minerale di origine vegetale simile al carbone, solo più duro, anche se ugualmente fragile; ha una colorazione nera brillante e spesso viene intagliato in sfere, a sfaccettature o a cabochon; sin dall’antichità a questo materiale venivano attribuite delle proprietà magiche e terapeutiche.

Fu conosciuto soprattutto per essere stato usato nella gioielleria vittoriana da lutto. Infatti, per il suo colore intenso, era stato scelto come materiale idoneo all’elaborazione di collane, orecchini e bracciali per la regina Vittoria che dopo la morte del marito Albert nel 1861, solo voleva indossare abiti e gioielli neri in dimostrazione del suo profondo dolore.

Collana di giaietto del 1875 V&A

 

Orecchini vittoriani in giaietto del 1870 V&A

Da quel momento la gioielleria in giaietto divenne di moda.  Le forme adottate da questa tipologia di gioielli furono quelle della gioielleria convenzionale ovvero: collane realizzate a fili di perline sferiche o sfaccettate che simboleggiavano le lacrime, anelli scolpiti, orecchini pendenti sferici, pendagli decorati con motivi floreali e i famossi medaglioni ovali a forma di cuore, accessorio molto importante in quant racchiudevano il ricordo di una persona cara vicino al cuore contenendo ciocche di capelli o primi esempi di fotografie conservati in scomparti segreti. La moda, arrivo in tutta Europa e un esempio in Italia, sono la parure con collana, spilla e orecchini in stile pompeiano conservata al Museo Poldi Pezzoli di Milano.

Gioielleria Vittoriana in giaietto

Gruppo di diversi oggetti neri in giaietto e falso giaietto dell’epoca vittoriana

Il giaietto o gagate, era stato usato fin dall’età  del bronzo; i Romani lo conoscevano, col nome di “ambra nera” e con esso, producevano gioielli come anelli, bracciali e spille che venivano prima torniti e poi scolpiti; durante il medioevo, i monaci lo utilizzarono per realizzare rosari, croci, statuine e altri articoli di devozione, ma fu solo all’inizio del XIX secolo che esso venne impiegato su vasta scala in gioielleria.

1600-1720 St’ Antonio di Padua, giaietto, V&A

1600-1700 Espagna, crocifisso in giaietto V&A

Il giaietto inglese (o Jet Whitby) prendeva il nome della spiaggia circostante di Whitby, cittadina dello York-shire dove si estraeva il raro minerale e per un breve periodo ebbe una grandissima impennata per le numerose richieste del mercato, ma intorno al 1880, cominciò il calo produttivo dovuto all’alto costo del materiale che spinse i gioiellieri a trovare alternative al giaietto, tra le quali l’onice, la pasta di vetro che prende il nome di giaietto francese, il “bog oak” (legno di quercia) molto in uso in Irlanda, e il preferito che era lo smalto nero, impiegato soprattutto per gli anelli con decorazioni floreali, cuori e frasi.

Lady William Russell’s “French jet” parure

Nel 1887, quando la regina Vittoria celebrò il giubileo, il suo lutto strettissimo era già  mitigato e cominciava a indossare abiti e gioielli in altri colori come il bianco e il grigio, imponendo anche al resto della corte questa nuova moda.  In questo modo le manifatture di Whitby incontrano il declino quasi totale, e decidono di indirizzare il loro lavoro verso la produzione di piccoli oggetti in ricordo dei bei tempi per i turisti.

La gioielleria in giaietto era praticamente scomparsa fino a poco tempo fa, quando nel panorama internazionale compare Jacqueline Cullen, una designer inglese specializzata in gioielleria contemporanea che usa come materiale di base il giagietto di Whitby.

Jacquelline Cullen Black Earrings

La sua idea, è quella di togliere a questo minerale la pesante connotazione di lutto e morte pressa appunto durante il periodo vittoriano e di ridargli una nuova vita seguendo la sua bellezza naturale attraverso processi innovativi che gli consentono di esaltare piuttosto che mascherare i difetti del materiale stesso.
Jacqueline prende ispirazione dalla natura stessa son I suoi fenomeni e I suoi paesaggi per creare I suoi meravigliosi gioielli che spesso sono illuminati da cascate d’oro e punti di diamanti rendendoli veramente contemporanei.

Jacquelline Cullen Electro Ring

La sua fortuna è stata quella di riscattare un materiale ormai raro e travolgendo i processi di elaborazione e la estetica che la storia gli aveva conferito, creare oggetti assolutamente originali di gran bellezza.

Jacquelline Cullen Special Bangle

 

Jacquelline Cullen Special Brooch

 

Ana Muraca