I folli e ruggenti anni 20 finirono all’improvviso con la caduta della borsa di New York nel 1929, questo fatto e le sue conseguenze (disoccupazione di massa, povertà, crisi e crollo delle importazioni), cambiarono completamente il volto al decennio successivo.

In Europa si stava creando fin dalla fine degli anni venti, lo stalinismo nell’Unione Sovietica, il nazismo in Germania e le dittature fasciste in Italia, che avrebbero giocato un ruolo fondamentale lungo tutto il decennio che poi portò alla seconda guerra mondiale.  Dal 1936, la stretta vicinanza dell’Italia alla Germania Nazista, portò all’allontanamento dalle altre nazioni e un conseguente periodo di autarchia dove entrambi i paesi rafforzarono l’industria nazionale e in particolare in Italia, si cercò di creare una moda nazionale promuovendo anche la realizzazione di tessuti sia quelli classici come la lana, la seta, la canapa e il lino; sia la sperimentazione con le nuove fibre come la viscosa e il lanital.

Questi regimi totalitari si avvalsero dei mass media come strumenti di propaganda e formazione di consenso, e questo spiega, almeno in parte, il cambiamento radicale della figura femminile: da piccola bambina viziata alla donna matura dalle dolci curve capace di avere e allevare una famiglia utile al regime.

La silhouette della nuova donna seguiva le forme naturali del corpo, evidenziando la vita sottile e il seno; gli orli scendono fino a mezza coscia e anche i capelli si allungano. Essendo tornato il punto vita al posto giusto, torna anche il busto che però non somiglia per niente a quelli d’inizio secolo, stavolta si tratta di un indumento tipo culottes, realizzato in materiali elastici di recente invenzione come il lastex o lo stretch, che senza dare troppo fastidio faceva apparire la vita ancora più stretta; a questa sorta di mutandina elastica erano sospesi i reggicalze; anche il seno torna protagonista e porta con sé i bustini morbidi e i reggiseni imbottiti.  A completare il corredo della biancheria intima erano le calze di seta color carne (e a partire dal 39 in nylon), e le sottovesti di seta (naturale o artificiale) dal taglio scivoloso che rimanevano impercettibili sotto i vestiti.

Dal 1934, con l’infittirsi della situazione politica, la silhouette inizio a cambiare e, traendo ispirazione delle uniformi militari, le spalle divennero sempre più larghe tanto di aver bisogno d’imbottitura; quest’alterazione cambiò le proporzioni di tutta la figura, ora la gonna doveva essere più corta e più ampia per compensare le spalle larghe, mentre le scarpe cambiano il tacco sottile per uno grosso e squadrato o per le famose zeppe.

Catalogo Sears 1938

Per il giorno si usavano abiti dal taglio princess tutti aperti sul davanti e trattenuti in vita da una cintura fine, oppure completi in lana dal taglio sobrio e semplice con l’orlo a mezza coscia o alla caviglia, la gonna quasi dritta e le maniche lunghe e aderenti.

La semplicità della moda di giorno era contrastata dal glamour degli abiti da  sera caratterizzati da profonde scollature sulla schiena, tagliati a sbieco che avvolgevano il corpo in tessuti lisci come il satin e il charmeuse in colori chiari (avorio, pesca, bianco) modellando la figura e arrivando fino a terra. 

Vionnet taglio a sbieco

Nella seconda metà del decennio, seguendo una tendenza neo-vittoriana, furono introdotti negli abiti da sera corsetti, crinoline e busti che crearono l’antecedente di quello che dal 1948 fu chiamato New Look.

Vionnet, abito da sera 1938-39 al Met

Tornano di moda le pellicce: di giorno erano di pelo corto, spesso usate come rifiniture e guarnizione degli abiti, mentre di sera erano usate quelle a pelo lungo per coprire le spalle.

Tra gli accessori più alla moda troviamo le cinture, che grazie al ritorno della vita marcata, riacquisiscono importanza; esse erano spesso abbinate all’abito, potevano avere fibbie gioiello oppure in plastica. Questo materiale di recente invenzione, inizia a essere molto utilizzato nella moda, anche le borse più moderne erano realizzate in plastica, mentre gli stili più classici erano in pelle o in tessuto con piccoli ricami. In genere le borse erano piccole e piatte a forma di busta con rigide chiusure a schiocco.

Borse anni 30 dal Catalogo Sears

 Una donna elegante non usciva da casa senza il cappello e i guanti.  I cappelli furono in particolare l’oggetto sul quale le donne riversarono tutta la propria fantasia e creatività, essi assunsero le forme più strane, all’inizio erano piccoli e piatti ma man mano che avanzava il decennio, le fogge divennero sempre più numerose ed erano spesso sistemati leggermente obliqui sulla fronte.  Tra le forme più bizzarre: il fez, il tricorno, il turbante, i cappelli da marinaio e i berretti, in pratica tutto era permesso purché non compromettesse l’armonia della figura.

Cappelli anni 30

 

Ana Muraca

Bibliografia:

 

 “Fashion Since 1900”, Valerie Mendes, Amy de la Haye, Thames and Hudson, 2010.

“Parliamo di Moda Vol.3. Manuale di storia del Costume e della Moda”, Sara Piccolo Paci, Editore Cappelli, 2004.

Manuale di storia del costume e della moda”, Cristina Giorgetti, Editore Cantini, 1992.

“Moda, Il secolo degli stilisti, 1900-1999”, Charlotte Seeling, Editore Konemann, 2000.

“Kyoto Costume Institute La moda : storia della moda dal 18. al 20. secolo / dalla collezione del Kyoto Costume Institute, Editore Taschen, 2012.