La prima metà  degli anni 40 fu profondamente segnata dalla Seconda Guerra Mondiale iniziata con l’invasione tedesca in Polonia nel 1939.

Nell’ambito della moda, molti governi crearono severe restrizioni nell’uso di stoffe e altri materiali impiegati nella lavorazione dell’abbigliamento femminile giacché erano gli stessi materiali con cui si fabbricava l’equipaggiamento militare come la lana e il nylon; questo comportò la scelta di capi più funzionali, corti e con pochi decori che spesso seguivano lo stile militare, realizzati per lo più con fibre sintetiche come il Rayon (fibra sviluppata negli anni 30), che consentiva grande versatilità a un costo contenuto.

Le donne, senza importare nazionalità  o posizione sociale, cercavano di sfruttare al massimo quanto avevano a disposizione. Le riviste di moda davano indicazioni su come ricavare dagli abiti maschili, indumenti per bambini o di come trasformare un maglione vecchio in un bel cappello.  La moda di questo periodo punto molto sul riciclo, i vecchi vestiti erano rammendati e rimodernati; nei rifuggi antiaerei, le donne prendendo la lana dei vecchi maglioni ne facevano sciarpe, guanti, calze e reti per i capelli, creando una vera e propria moda della maglia.

In questo periodo, erano usati soprattutto capi classici come il tailleur, vestiti segnati in vita con una piccola cintura o l’abbinamento di gonne aderenti come la pencil skirt e una camicetta, mentre i soprabiti più in uso erano le pellicce e i grossi mantelli dal taglio semplice e a volte scampanato.

La silhouette degli anni 40, era caratterizzata da camice e giacche con le spalline imbottite, una vita marcata e l’uso delle tasche che consentivano di trasportare documenti e denaro. A controbilanciare, c’erano le scarpe alte con suola a zeppa o tacchi cuneiformi in legno o sughero.

Entrano a far parte del guardaroba femminile a pieno titolo anche i pantaloni, prima in uso nelle fabbriche, poi come abbigliamento informale per il tempo libero. Attrici come Katherine Hepburn fecero dei pantaloni parte essenziale del look della donna elegante, indipendente e autosufficiente.

I capelli si usavano lunghi, leggermente ondulati verso le punte; non avendo molti mezzi per andare dal parrucchiere, li lasciavano crescere per poterli raccogliere facilmente.  Nella vita sociale invece, le donne giovani preferivano i capelli sciolti che gli conferivano una grande femminilità  alla figura. Icona di questo tipo di capigliatura fu la star del cinema Veronica Lake, chi aveva dei bellissimi capelli biondi e ondulati fin sotto le spalle. Chi però non aveva questa tipologia di capelli, doveva conformarsi con raccoglierli per esempio in uno chignon o nella pettinatura a “elmo” dove i capelli venivano fasciati attorno al capo; entrambi, molto in uso all’epoca.

Veronica Lake

In contrasto con gli abiti austeri e semplificati al massimo, i cappelli davano l’opportunità  alle signore di applicare tutta la loro creatività , essi avevano le forme più fantasiose, erano realizzati nei materiali più disparati e consentivano a chi le indossava di esibire un look con una nota di eleganza, nascondendo i capelli poco curati. Infatti, in questo periodo il turbante divenne di moda, esso poteva essere realizzato con un vecchio indumento e coprire la totalità  dei capelli.

Immagine del Kyoto Costume Institute

Le gambe acquisiscono importanza grazie alle gonne più corte rispetto al periodo precedente, esse dovevano essere leggermente abbronzate. Con la guerra, le calze in nylon sono molto difficili da trovare e quindi si preferiscono o le calze corte (per le donne più giovani) o truccarsi le gambe con fard e simulando una cucitura sul retro con una matita per gli occhi.

Non tutti i razionamenti sono arrivati per nuocere, a questo tragico episodio dobbiamo la creazione dei costumi da bagno a due pezzi.  Nel 1943, come parte del programma di razionamenti, il governo degli Stati Uniti decretò che la stoffa con cui venivano realizzati i costumi da bagno, doveva essere ridotta del 10%, e cosi, non avendo molto su cui accorciare, l’unica alternativa era trasformare il classico costume da bagno che all’epoca era tutto intero, in un due pezzi.  Qualche anno più tardi, lo stilista Louis Rear, allora sconosciuto, divenne famoso con la creazione del bikini.

Rita Hayworth

Con la paura degli attacchi a sorpresa la gente si muniva di maschere antigas per adulti e bambini, gilà imbottiti, mantelli con cappuccio e di tute spesso realizzate in seta oliata, quest’ultimo indumento diventò una vera e propria moda grazie al fatto che poteva essere indossato velocemente ed era molto comodo. Famoso è il completo Bunker, disegnato dalla fantasiosa stilista Elsa Schiapparelli che preparava le sue clienti per ogni avvenenza.

Le donne parigine furono l’eccezione in tutto questo scenario di ristrettezze e privazioni; loro, che si vantavano di avere il primato dell’eleganza, continuarono a essere le donne meglio vestite al mondo. Senza avere conto delle restrizioni, svilupparono una linea stravagante, che prevedeva grande spreco di materiale in polsini e bottoni decorativi, maniche voluminose, capi drappeggiati e gonne a portafoglio.

Per la Francia, era indispensabile mantenere questo primato giacche l’industria della moda era una delle principali fonti d’ingresso e quando i tedeschi cercarono con ogni mezzo di spostare la capitale della moda e del lusso da Parigi a Berlino o a Vienna, l’allora presidente della Camera della Moda, Lucien Lelong, iniziò una campagna persuasiva per evitarlo.  Finalmente i tedeschi capirono che l’eleganza era qualcosa innata e che non poteva semplicemente essere spostata; questo grazie anche a quel look particolarmente stravagante molto adatto alle donne francesi che sono per natura minute e magre, mentre terribilmente ridicolo addosso alle tedesche di corporatura più robusta.

Nonostante ciò, Parigi finisce con perdere la sua egemonia, non per mano ai tedeschi, ma per colpa degli americani.  Durante la guerra, alcuni dei creatori di moda europei si erano rifugiati nel nuovo mondo riaprendo le loro case di moda; inoltre, non essendo direttamente toccati dalla guerra, gli americani, che prima erano i migliori clienti della moda francese, avevano avuto tutto il tempo di sviluppare la propria industria della moda e un loro stile.

L’American look, potenziava il punto di forza della moda Americana, ovvero l’abbigliamento informale come quello sportivo e il prét-à –porter; infatti in quegli anni molto in voga fu il college look con maglioni, calze bianche e gonne a pieghe. Anche americana fu la moda delle sweater girls, donne rese molto sensuali da un maglione aderente indossato sopra un reggiseno a cono, attrici come Lana Turner, Jayne Mansfield, Jane Russel e successivamente come Marilyn Monrroe, fecero girare letteralmente la testa agli uomini degli anni 40 e 50.

Tra gli stilisti americani spica la figura di Claire McCardell che impiegò tessuti come il denim di cotone, il jersey e il percalle, che non erano richiesti dai militari, per realizzare i suoi capi che si distinguevano per essere funzionali e facili da indossare.

Claire McCardell 1945, Metropolitan Museum of Art

Curiosamente in America, le cerniere metalliche erano usate solo in ambito militare, mentre le pagliette, non considerate utili alla guerra, non avevano restrizione, cosi erano uno dei pochi adorni di cui disponevano; infatti, furono molto usate durante questi anni nei costumi di scena dei film a Hollywood che a loro volta esercitarono una certa influenza nella moda, prima in America e una volta finita la guerra, anche in Europa.

I francesi però, per promuovere la loro industria, crearono il “Teatro della Moda”, si trattava di 200 bambole vestite con gli ultimi disegni dei più noti stilisti francesi che mandarono in giro per il mondo, con la speranza di ricordare agli antichi clienti i fasti e il lusso della moda francese.

Teatro della Moda

Una volta finita la guerra nel 1945, le restrizioni furono tolte progressivamente, la ripresa fu lenta, ma un cambiamento di stile si vedeva nell’orizzonte.  Nel 1948 arrivò Christian Dior con il suo “New Look“ cambiando le carte in tavola.

Ana Muraca

Vedi anche: Make up anni 40.