Sempre seguendo la moda di questa stagione, vi proponiamo un articolo approfondito sulla moda anni 50.

MODA ANNI 50

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La decada del ’50, fu l’ultimo decennio dell’alta moda, la donna elegante, raffinata e molto femminile riprende il suo posto con più forza che mai, dopo duri anni, dove era estata costretta a prendere il posto dell’uomo nelle fabbriche e negli uffici.  La donna della decada del ’40 aveva dovuto, per una questione di comodità , di praticità  e di austerità , mascolinizzare l’immagine di se stessa, semplificarla, perdendo, almeno per il momento, le sue curve e in parte anche la sua femminilità .

Dopo l’orrore della guerra, arrivava il momento della ricostruzione dell’Europa, che vedeva l’America non solo come la nazione che l’aveva salvata mettendo fine alla sanguinosa guerra, ma anche come un paese che promulgava la libertà, l’abbondanza, la gioventù e il consumismo. Questo ideale trasmesso attraverso il cinema, la tv e la musica, in particolare il rock and roll, conquistò casi immediatamente i sogni di rinnovamento e di splendore degli europei, e fece si che alla fine del decennio quella vita perfetta, ricca, e bella fosse contestata dagli stessi giovani, che per la prima volta dimostrano la sua non conformità  generando una rivoluzione che esploder negli anni 60, cambiando tutte le carte in tavola.

Uno dei protagonisti indiscussi di questo periodo e che diede spunto ad altri stilisti, fu Christian Dior che nel suo esordio nel ’47, lanciò il “New Look”, stile che aveva poco di nuovo ma che riscosse un  grandissimo successo, dovuto a che riproponeva la donna elegante, femminile e raffinata colpendo in pieno nei desideri della gente che era appena uscita dalla guerra e che avevano una gran voglia di fantasia e ostentazione.

“Bar” suit di Christian Dior illustrato da Gruau

Dior proponeva spalle arrotondate rispetto a quelle imbottite usate nel periodo precedente, vita molto sottile grazie all’uso di un bustino, busto in evidenza, gonna molto ampia e lunga fino a 20 centimetri dal suolo,(non bisogna dimenticare che fu grazie all’investimento del cosiddetto “re del cottone” Marcel Baussac, che Dior apri il suo primo atelier a Parigi); completavano il tutto guanti, cappello e scarpe con i tacchi alti, fu tutto un successo, non c’erano più le restrizioni e la miseria del periodo bellico, ora il tessuto si usava a volontà , spesso il tutto era coordinato con gli accessori in tinta (gioielli, occhiali e trucco), creando una immagine di donna sofisticata, raffinata e aggraziata.

“Venus” dress by Christian Dior, Metropolitan Museum

Il New Look, insieme a gli stili e linee che seguirono la maison Dior, ebbero una diffusione a livello mondiale, perfino in Giappone sono arrivati i suoi modelli, grazie a un’idea geniale: quella di vendere le licenze dei suo abiti in modo tale da poter essere riprodotti in qualsiasi parte del mondo e poter essere indossati da donne di ogni estrazione sociale; cosi le dite potevano comprare i modelli e riprodurli con la propria etichetta o bene farsi mandare oltre il modello, anche stoffa, bottoni e rifiniture direttamente da Parigi per riprodurre il capo originale e mettergli l’etichetta dello stilista.

Dior ebbe anche un’altra lucrativa idea, quella di introdurre un nuovo trend ogni sei mesi rendendo quello precedente ormai fuori moda, velocizzando cosi il sistema e creando una necessità  e una demanda molto maggiore dei suoi abiti che in passato.

Un altro stilista da menzionare fu Cristobal Balenciaga, di origine spagnola, raggiunse la gloria negli anni 50, la sua particolarità  e il suo successo derivano dalla sua grande conoscenza ed esperienza diretta delle tecniche sartoriali che gli permettevano di creare abiti complessi, di grande creatività , molto leggeri, eleganti ma soprattutto comodi; spesso le sue creazioni creavano siluette astratte che influenzeranno poi gli anni 70, soprattutto grazie all’utilizzo di tessuti rigidi come il gazar (tessuto rigido, robusto e trasparente).

Cristobal Balenciaga 1953-54 V&A

Un’altra figura di rilievo fu la già  nota fin dagli anni 20 Coco Chanel, la quale a differenza di Dior, proponeva un stile di linee pulite, semplice che in qualche modo prefiguravano quello che sarebbe stato il Prét-à –porter, si trattava di una rivisitazione del suo tailleur degli anni 20, in tweed o jersey di lana  con bottoni gioiello e con fodera di seta uguale a quella della camicetta.

Coco Chanel 1955, V&A

Per l’Italia, gli anni 50 significarono il lancio della moda Italiana, del “Made in Italy” grazie a Giovanni Battista Giorgini che organizzo per compratori americani una sfilata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze nel 1952, facendo conoscere oltreoceano la nascente moda italiana con rappresentanti come le sorelle Fontana, Emilio Pucci, Carosa, Fabiani e Marucelli che attingevano all’artigianato, alla storia, all’arte e a tutto il patrimonio storico italiano per creare dei vestiti imponenti che facevano a pieno titolo concorrenza alla moda francese che fino adesso aveva avuto il monopolio.

Negli anni 50 pero, non tutto è lusso ed eleganza, si comincia a delineare un nuovo tipo di acquirente, non più la donna ricca e sofisticata bensì l’adolescente; questo si verificò soprattutto in America dove il consumismo, le riviste di moda per teenager e una storia e concezione diversa, portarono alla nascita dell'”Abbigliamento Sportivo”, portato avanti soprattutto da Claire McCardell che aveva iniziato la sua carriera già  negli anni 40 con abiti semplici, comodi e pratici, definendo cosi l’abito per la donna moderna.

Sundress, Claire McCardell 1956, Metropolitan Museum

La moda degli anni 50 é stato un veicolo di ricostruzione economica, di sublimazione e di creazione di una nuova donna che privilegiava la comodità e la praticità al lusso e all’eleganza; fu un decennio che iniziò con l’antitesi della sua fine, ovvero con una immagine da donna matura, ricca e delegante e mise le basi per la donna giovane, piena di vita e ribelle che sarà  la protagonista negli anni 60; possiamo dire che fu una decada di confronto, di sperimentazione che rifletteva i cambiamenti che la società , e in particolare la condizione della donna che non sarà  più l’oggetto in mostra bensì, una persona attiva, emancipata e indipendente.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

– McDowell Colin, “Fashion Today”, London,Phaidon Press Limited, 2000.

– Giorgetti Cristina, “Manuale di Storia del Costume e della Moda”, Firenze, Cantini & Co, 1992.

– Curato da Kyoto Costume Institute, “La Moda”, Taschen, collana Midi, 2003.

– Charlotte Seeling, “Moda, Il secolo degli stilisti”, Koln, Konemann, 1999.