La Belle époque fu un periodo permeato da un eclettismo, forse mai visto, che ebbe grossi sviluppi anche nel settore della moda. Ora che un maggior numero di persone era in grado di comprare ciò che prima poteva solo sognare, l’industria ebbe una spinta notevole, i grandi magazzini si riempivano di donne alla ricerca di abiti e accessori fatti industrialmente e a buon prezzo, che somigliavano a quelli di alta moda realizzati per le loro icone di moda che ormai non erano più soltanto principesse e regine, ma soprattutto quello che venne chiamato il demi –monde, ovvero le attrici, ballerine e cantanti, come Isadora Duncan, la Bella Otero, Lina Cavalieri, Liane de Pougy e Genevieve Lantelme.

Ai già numerosi cambiamenti d’abito cui si sottoponeva la donna vittoriana, si sommano quelli per i numerosi nuovi impegni sociali e culturali che prevedeva l’epoca, come la tenuta per fare una gita in automobile, andare a teatro, alle corse di cavalli e persino per montare in bici.

1890s_oldbike_musuem_female_victorian_fashion

Alla fine del XIX secolo, era in pieno auge l’art nouveau, che prevedeva forme sinuose e molto femminili che influirono nella moda sia nei tessuti (molti artisti collaborarono alla realizzazione di tessuti per l’arredamento e per l’abbigliamento), sia mutando anche la silhouette della donna che ora assume una linea “S”, con l’aiuto di busti molto costrittivi che appiattivano il davanti in modo tale che la donna dovesse tirar fuori il posteriore oppure indossare una speciale “tournure” detta anche “cul de Paris”.  Il busto era talmente stretto in vita, che si credeva fosse il responsabile della dislocazione degli organi interni, e provocasse un mal funzionamento dell’ apparato digerente e persino vertigini e svenimenti; suscitando molte critiche soprattutto dai medici che vedevano la sua pericolosità; ma tale silhouette continuava a essere usata durante tutte le ore della giornata e per ogni occasione.

Immagine: www.paperblog.fr/5694337

I tempi però stavano cambiando, l’invenzione della macchina da scrivere, il telefono e il telegrafo, offrivano alle donne nuove opportunità di lavoro diverse da quelle che avevano sempre svolto all’interno della casa come domestiche o nelle fattorie. Il movimento delle suffragette che lottavano per il diritto al voto delle donne era già un grande segno che la donna si stava emancipando ed era pronta a esigere i propri diritti.

Suffragette a Londra
Foto: www.dailymail.co.uk

Anche il loro abbigliamento iniziò a mutare con l’arrivo del nuovo secolo; la linea a “S” cominciò a sparire lentamente. Dopo secoli dell’utilizzo di abiti interi, divenne sempre più di moda l’abito a due pezzi (già visto nella seconda metà dell’età vittoriana), che offriva non solo una maggior comodità, ma era anche più pratico perché permetteva adattare lo stesso abito a più occasioni cambiando semplicemente la parte superiore, come la “robe à transformation”, in questi abiti, le gonne aderivano ai fianchi e si allargavano sull’orlo creando una tromba o una forma simile a un giglio.  Un’altra svolta di questa moda fu la nascita nel 1885, del “tailleur”, che inizialmente fu pensato per le occasioni informali del mattino, guadagnando progressivamente terreno.

Robe à Transformation

1908, house of John Redfern. Victorian & Albert Museum

I famosi sarti dell’epoca come Worth, Callot Soeurs, Paquin, Doucet, Lucile, Poiret e Fortuny, cercavano soluzioni alternative e meno costrittive per i loro modelli; in particolare Lucile, Poiret e Fortuny , prevedevano abiti che avevano bisogno di busti meno costrittivi o addirittura nessuno.

Paul Poiret 1912, Victorian & Albert Museum

Anche il maggiore tempo libero ebbe un’importante influenza sull’abbigliamento femminile; come abbiamo detto nell’articolo precedente, l’alta borghesia era solita uscire dopo cena andando a teatro, qui venivano rappresentate opere di diversi generi che talvolta alludevano a culture lontane ed esotiche (come i Balletti Russi) o altre epoche, il tutto finiva per nutrire l’immaginario collettivo e l’eclettismo del momento dando vita a modelli ispirati all’oriente, allo stile impero, Pompadour, ecc.

Cappotto per l’opera, 1912, House of Paquin. Met Museum

Nel frattempo, in America, diventa un’icona di moda la Gibson Girl, che era la personificazione dell’ideale femminile, create intorno al 1890 dall’illustratore Charles Dana Gibson. Queste donne erano belle, vivaci, intelligenti ed emancipate, una antenata della flapper degli anni venti. Una Gibson girl vestiva una blusa di mussola leggera con collo montante e maniche a gigot, molto in voga all’epoca, una lunga gonna stretta in vita che scendeva fino al suolo e un cravattino; i capelli erano acconciati tutti all’insù, mentre un cappellino in stile canottiere sormontava la sua testa.

Illustrations from the Belle Époque – Charles Dana Gibson, for Scribner’s magazine (1895).

Ana Muraca

Bibliografia:



https://www.touringclub.it/notizie-di-viaggio/la-belle-epoque-riassunta-in-10-punti-e-una-mostra-di-corcos-a-padova

https://bellatory.com/fashion-industry/FashionHistoryEdwardianFashionTrends1890s1914

http://www.ashleyedavidson.com/blog/fashion-history-from-the-belle-epoque-through-ww1

1899-1914 La Belle Epoque