Il trucco nel cinema è parte integrante della caratterizzazione dei personaggi, esso, insieme ai costumi e alle acconciature, fa entrare l’attore nel suo ruolo, rendendo ancora più credibile la sua recitazione. Pensiamo a un volto ingrandito in primo piano, se l’idea è quella di mostrare la bellezza giovanile e fresca di un’attrice, essa deve comparire senza rughe, senza imperfezioni e con una carnagione naturale e il lavoro del truccatore, e proprio quello di creare questa immagine con un trucco che duri a lungo sotto le incandescenti luci dello studio, che resista al sudore, all’azione, alle lacrime, ecc.

Per ciò, il trucco è una combinazione di arte e scienza, esso si sviluppo in simultanea con il cinema, raggiungendo spesso il grande pubblico, essendo il prodotto di sperimentazioni, fallimenti e scoperte.

Questa storia inizia con i film muti in bianco e nero, molti dei quali usavano una pellicola ortocromatica la quale aveva dei seri problemi per catturare le diverse sfumature di colore (questo tipo di pellicola è sensibile ai raggi ultravioletti, violetti e blu, poco al giallo e al verde e niente al rosso), cosi, trasformava i gialli e i rossi in bianchi e i blu in neri.  In questo tipo di pellicola, i volti si perdevano facilmente tra le luci e quindi ce stato necessario un tipo di trucco particolare che potesse evidenziare i tratti più espressivi del volto come gli occhi e le labbra.

Clara Bow

La moda, proponeva labbra rosse a forma di cuore, colore che però in questo tipo di pellicola, registrava male; le attrici dell’epoca dovettero far ricorso ad un colore molto oscuro per attirare l’attenzione sulle proprie labbra.

Gli occhi dovevano bucare lo schermo, essere profondi, scrutare lo spettatore e per ottenere tal effetto, si usavano ombretti oscuri, ciglia finte applicate per tutte le palpebre fin oltre la piega; per ottenere una maggiore espressività, si aggiungeva un po’ di ombretto sbavato sulle palpebre inferiore e del mascara sulle ciglia. Le sopraciglia, si usavano molto oscure e sottili, allungate verso gli angoli esterni degli occhi, esse spesso venivano completamente tolte per poi disegnarci sopra a matita un arco perfetto che incorniciasse lo sguardo.

Prima del 1914, gli attori si truccavano da se, con gli stessi prodotti usati a teatro con risultati disastrosi, giacche con le forti luci dei set, il trucco si screpolava lasciando delle tracce visibili sul viso ed evidenziando notevoli differenze da una scena all’altra.  Nel 1914 fu creato da  Max Factor, il primo trucco  pensato specificamente per il cinema; si trattava di un fondotinta in 12 tonalità, di consistenza semi liquido che permetteva una copertura più sottile e naturale, ovviando ai grossi invenienti del cerone precedentemente in uso.

Nel 1917, venne creato il primo reparto trucco dal truccatore e acconciatore inglese George Westmore, nel Selig Studio; Westmore diede il via a ben tre generazioni di truccatori cinematografici di grande successo, che negli anni 30 furono i truccatori di ben più dell’ottanta percento delle produzioni cinematografiche.

Una evoluzione della pellicola ortocromatica, fu quella pancromatica, creata nel 1911, ma diffusa capillarmente solo nel 1926, essa era ancora in bianco e nero, ma essendo sensibile a tutto lo spettro di colore, registrava tutte le tonalità  di grigio, togliendo quei contrasti troppo forti e netti della pellicola precedente e rendendo più soffice il tutto.  Questo comportò anche un nuovo cambiamento nel trucco che doveva sembrare più naturale, cosi venne sviluppato due anni più tardi, sempre da Max Factor, il Panchromatic make up in tante diverse sfumature che si adattavano più naturalmente alle diverse carnagioni degli attori.

E importante dire che prima degli anni 30, il mestiere di truccatore non era riconosciuto ne aveva l’importanza che poi guadagnerà , questo perche, come abbiamo detto prima, erano gli stessi attori a truccarsi oppure erano attori che non avendo lavoro in un determinato momento si mettevano a truccare gli altri, ma a partire da questo periodo, gli studios iniziano a contrattare gente qualificata per fare il truccatore a tempo pieno creando la figura del make up artist.

Greta Garbo negli anni 20 a sinistra e negli anni 30 a destra

Sempre negli anni 30, ci fu un grosso cambiamento nella estetica femminile: la donna fragile e dolce degli anni 20, si trasforma in una donna forte un po’ mascolina, calcolatrice e fredda; questo per via delle circostanze del tempo, la guerra, la crisi del 29, ecc.  Per quanto riguarda il trucco, l’unica costante fu il pallore del viso, ottenuto con polvere di risso molto bianca, che toglieva ogni imperfezione, lasciandolo uniforme.  Sulle palpebre superiori degli occhi, veniva tracciata una linea oscura (marrone o nera) che andava dal condotto lacrimale fino alla fine dell’occhio con una specie di montagna nella parte media. L’ombretto si usava in colori chiari quali avorio, beige o crema ed era applicato dalle ciglia fino all’arco delle sopraciglia. Il mascara era molto utilizzato per rendere lo sguardo più seducente, applicato sia nelle ciglia superiori che in quelle inferiori.  Le sopraciglia si usavano molto fini e rotonde  e le labbra perdevano la forma a cuore degli anni 20 per prendere una forma più naturale che su allungava e si stringeva orizzontalmente, dove il labbro superiore era arrotondato, prendendo il nome di “bocca di uccello”, mentre i rossetti erano nelle tonalità  che andavano dal rosso al marrone.  Questa nuova tendenza venne esemplificata perfettamente dall’immagine di Greta Garbo, dolce ed effimera negli anni 20; donna indipendente e androgina negli anni 30.

Lucille Ball

Sempre negli anni 30, con l’arrivo del cinema a colori, Max Factor creò un nuovo tipo di trucco che registrava bene nel tecnicolor e che eliminava la lucentezza introdotta dall’illuminazione delle nuove pellicole.  Egli creò la linea “pancake”, modificando il vecchio cerone usato in teatro e convertendolo in una polvere solubile in acqua e applicabile con una spugna bagnata; il risultato fu un look delicato e perfetto, tanto che le attrici cominciarono a usarlo anche fuori dal set convertendolo in una moda dell’epoca .  I primi film a farne uso furono “Vogues”, del 1938 e Goldwyn’s Follies dello stesso anno.

Con il cinema a colori, finisce la nostra storia, da qui in poi, il trucco si reggerà  più o meno dagli stesi parametri tecnici, cambieranno solo gli stili e i colori ed essi saranno trattati nei diversi articoli sul trucco di ogni decenni.  L’ultima cosa che ce da dire che come per il costume, anche il trucco è stato riconosciuto molto in ritardo dai premi dell’Accademia, gli Oscar che gli concesse una categoria soltanto nel 1982 dove risultò vincitore Rick Baker con la pellicola Un lupo mannaro americano a Londra.

Ana Muraca.

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