Pantone Color Institute, azienda di riferimento internazionale per la catalogazione dei colori, da anni seduce architetti, grafici pubblicitari, designer e stilisti organizzando le sue cartelle codici alfanumerici in maniera che ciascun colore sia perfettamente e universalmente distinguibile l’uno dall’altro.
In molti casi però, non si limita ad una catalogazione asettica, ma conferisce personalità ai colori con una contaminazione sensoriale evocando oggetti reali, come ad esempio un cibo o un vino, dando a quella tonalità la possibilità di uscire dalla rigorosa e fredda oggettività di un codice. Tanta è la potenza di questi accostamenti che l’eleganza cromatica, calda e corposa del Marsala, il vino liquoroso di origine siciliana, è stata decretata Color of The Year 2015, apparendo su abiti, pareti e palette di ombretti. Nel 2018 addirittura un’intera cartella è stata completamente dedicata al cibo. Il titolo? “Cravings”, che tradotto significa letteralmente voglia, desiderio. Questi i nomi di alcuni dei colori in palette: Butterum, Cappuccino, Chili Pepper e Cayenne.

Pantone food by David Schwen

Tanti nel corso degli anni sono stati gli artisti a giocare con queste sinestesie. Primo fra tutti l’illustratore e designer americano David Schwen, autore di “Pantone Pairings”, progetto grafico nel quale l’artista trasforma un duo di alimenti in quadrati colorati, come nei cataloghi Pantone: pancetta e bacon, carote e piselli, latte e biscotti, sale e pepe. Ispirandosi direttamente a Schwen, il duo palermitano Georgia Calderone (fotografa) e Alessio Varvarà (designer) ne hanno creato una versione siciliana, “Sicilian Food as Pantone”, dove il sistema di catalogazione dei colori diventa un nuovo modo per fare l’inventario dei piatti dei prodotti tipici della regione. Ci sono pane e milza, la caponata e molte altre specialità. In “PantonePostspantone” la fotografa di San Francisco Lucia Litman segue la via della tassonomia, cercando la precisa corrispondenza Pantone di cibi,
frutta e verdura. Hedvig Astrom Kushner invece ha deciso di trasformare la sua passione per i frullati in un progetto estetico chiamato “Pantone Smoothiespantone” cercando la corrispondenza cromatica tra i suoi succhi e la scala Pantone. Tornando in Italia, “Pantone Foodmood” è il progetto editoriale firmato da Francesca Malerba e edito da Guido Tommasi: un vero e proprio ricettario che interpreta in 56 schede, create su 8 variazioni di colore, 40 suggerimenti di menù cromaticamente combinati per ogni occasione (brunch, happy hour, party, per bambini…), tipo di cucina (giapponese, francese, tex-mex, vegetariana, salutista) e forma (rotonda, quadrata).

E se dunque per i #foodlovers i colori si distinguono in “verde menta, giallo limone d’Amalfi, rosa pesca, giallo crema…”, i #fashionlovers catalogano i loro abiti in “Rosso Valentino, Arancione Hermés, Blu Tiffany…”. Ci sono infatti sfumature che, più di un logo, identificano il lavoro di un designer e la storia di una griffe. Alcuni stilisti hanno addirittura dato il proprio nome a una particolare sfumatura, capace di racchiudere l’essenza del loro stile e della loro estetica.

CLASSIC BLUE – COLOR OF THE YEAR 2020

Pantone, Classic Blue. Foto: corriereinnovazione.corriere.it

Il Classic Blue 19-4052 (“la sfumatura del cielo quando scende la sera” come lo ha definito Laurie Pressman, vicepresidente dell’istituto americano) è stato nominato Color Of The Year 2020. Orgogliosa di questa nomina sarebbe stata sicuramente Jeanne Lanivin, la prima ad avere un colore con il proprio nome, il “Blu Lanvin”, coniato negli anni ’20. Si dice che lo avesse creato ispirandosi a un affresco del Beato Angelico e ai suoi celebri cieli ammirati durante uno dei suoi tanti viaggi in Italia. Per Lanvin il blu rappresentava il colore della distanza, del romanticismo, dei cieli mediterranei, della raffinatezza e della rarità. Con nomi di sfumature blu chiamò inoltre molti dei suoi vestiti (Ange Bleu, Bleu Nuit, Opaline, Heure Bleue, Train Bleu – in riferimento al treno che la portava in Costa Azzurra, nella sua proprietà a Beaulieu).

Illustrazioni su modelli Lanvin. Fonte: Lanvin.com

Dopo esattamente un secolo il Blu torna a tinteggiare piatti e passerelle (e anche gli scatti social!). In cucina è esplosa la #BlueFoodMania: esperti Chef e cuochi amatori si cimentano nella preparazione del “nasi kerabu” – piatto malese a base di riso blu, pesce o pollo fritto e verdure – frullati, tortillas, chips, pancake e chi più ne ha più ne metta (in tavola e sulla tavolozza).
Anche il maestro panificatore milanese Matteo Cunsolo, appassionato di moda, ha “cavalcato quest’onda blu”e non si è lasciato sfuggire l’occasione di mostrare che anche un alimento “Classic” come il pane può essere “cool”. In occasione della Milano Fashion Week 2020 ha sfornato il “Pane Blu Pantone”, una pagnotta dall’aspetto insolito, dal profumo delicato e dal sapore leggermente erbaceo e dolciastro. L’inconsueto colore della mollica, di tonalità Classic Blue 19 – 4050, è dato dal “Butterfly pea flower” (denominazione scientifica Clitoria ternatea, in italiano “pisello blu” o “pisello cordofan”): una pianta tropicale diffusa nel sudest asiatico il cui fiore è di un blu intenso.

Il pane blu di matteo Cunsolo. Fonte: drepubblica.it

Il Classic Blue non colora però soltanto pane, frullati e bowl esotiche ma anche le tendenze della P/E 2020 che hanno sfilato in passerella sotto forma di pattern geometrici, pois, maglieria o in versione monocromatica su abiti, completi, pullover, giacche e accessori. Come abbinare il Classic Blue? L’abbinamento principe è quello con il bianco, ma si può anche giocare sovrapponendo diverse gradazioni di blu. Vincenti anche gli accostamenti con nero e cuoio.

Federica Lassandro

 

Fonti Testi:
– Tustyle.it
– Drepubblica.it
– Elle.com

Foto copertina: Spring/ Summer 2020 Color Trends