Dopo aver parlato di cosa fosse il vintage e della storia del vintage, ora vi propongo una piccola guida al vintage, indispensabile per chi non essendo esperto nel tema, si vuole avventurare nei meandri di questo affascinante mondo.

Nel primo articolo, avevamo definito le caratteristiche di un articolo vintage, la prima di esse era quella che diceva che doveva essere stato prodotto tra gli anni 20 e gli anni 70, ma come si fa a sapere se quel capo che abbiamo appena trovato al mercatino appartenne veramente a questo periodo oppure è un capo fatto di recente ma in stile vintage?

Ci sono diversi indizi che ci possono guidare verso il riconoscimento di un vero apo vintage, ma prima di tutto, bisogna controllare lo stato di conservazione del capo, vedere se ha qualche difetto come una scucitura, un graffio o una macchia, e se ce l’ha, se esso è facilmente risolvibile oppure no.  Non comprate mai, a meno che non siate esperti in riparazioni, capi con degli strappi, macchie molto estese o con muffa.

Una volta appurata la condizione dell’oggetto desiderato, potete dare un’occhiata alle chiusure:

Bisogna fare una premessa, l’identificazione di un capo tramite cerniere, bottoni e velcro, può non essere definitiva, giacché essi possono essere stati cambiati nel tempo oppure possono essere stati creati in stile vintage per un capo nuovo; ma possono essere dei buoni indizi se si considerano all’interno di un insieme e non come unico indicatore per identificare un capo vintage.

Cerniere:

L’antenato della cerniera era già  stato patentato da Elias Howe nel 1851 con il nome di “automatic continuous clothing closure”, durante il ventennio successivo, l’idea originale fu perfezionata e già  negli anni 20 e 30 troviamo l’uso della cerniera lampo nell’abbigliamento infantile, posteriormente, anche in quello maschile dove sostituì la chiusura a bottoni dei pantaloni.  Per arrivare all’abbigliamento femminile, bisognerà  aspettare fino alla metà  degli anni 30 quando la intrepida Elsa Schiapparelli, inizia a includere nei suoi vestiti la chiusura a cerniera senza nasconderla nel tessuto.  L’uso della cerniera però, nell’abbigliamento femminile era mal visto, soprattutto dalla chiesa che pensava che la cerniera agevolasse una condotta sessuale illecita giacché permetteva di togliersi i vestiti molto più rapidamente, cosi sarà  solo negli anni 50 che troveremmo un uso massivo della cerniera anche nell’abbigliamento femminile.

Vestido di Elsa Schiaparelli con cerniera frontale a vista.

I primi modelli di cerniera erano esclusivamente in metallo, poi vennero create delle cerniere uguali ma in plastica; utilizzate a partire degli anni 30 nella haute couture come segno di modernità  e poi affiancate a partire dal 1963 dalle cerniere di nylon dalle quale si differenziano perché avevano i denti più grandi.

Le cerniere cucite lateralmente erano molto comuni tra la gli anni 30 e gli anni 40, nell’abbigliamento femminile erano piccole, speso usate anche sulle maniche o sul collo.  A partire dagli anni 50, la cerniera lampo viene spostata al centro sul di dietro, anche se ancora si trovano alcune cerniere laterali.

Abito da Cocktail degli anni 60 con cerniera posteriore in metallo

Bottoni:

I bottoni sono stati uno dei sistemi di chiusura più usati nella storia, e ci possono essere di aiuto a datare alcuni capi, bisogna sapere che: i bottoni di inizio secolo fino agli anni 20, erano realizzati prevalentemente a mano in materiali come resine naturali, metallo, corozo, bachelite, galatite, madreperla, pasta di vetro e celluloide; lo stile era quello liberty e déco, quindi grande attenzione per le forme stilizzate e per la natura, anche se i soggetti rappresentati erano i più disparati.

Negli anni 30 e 40, la produzione di bottoni rallenta grazie alla Seconda Guerra Mondiale e alla caduta della borsa nel 1929, i materiali scarseggiano e quindi si utilizzano le cose che c’erano a portata di mano come il legno, il metallo e il vetro , i bottoni venivano spesso dipinti a mano.  Inizia a vedersi il motivo della svastica nell’abbigliamento civile e il motivo simil tartaruga di gran voga all’epoca.

Una volta finita la guerra, la moda ha come modello il New Look di Dior che faceva pochissimo uso dei bottoni negli abiti ma un po’ di più nei cappotti, giacche e tailleur, dove il bottone comincia ad avere una certa importanza e a caratterizzare il capo che lo porta, per ciò vediamo bottoni grandi dove compaiono spesso le prime firme degli stilisti e in alcuni casi il logo della dita produttrice.

Cristobal Balenciaga 1955 (Kyoto Costume Institute)

Con gli anni 60 arrivano i bottoni gioiello che volevano evidenziare la capacità  economica di chi lo possedeva, essi erano realizzati con lavorazioni e materiali  pregiatissimi, ma con i movimenti studenteschi del 68 e le rispettive conseguenze a livello sociale, il bottone tornò ad essere un semplice oggetto funzionale.

Nel decennio seguente continua questa tendenza, i bottoni sono piatti, semplici, realizzati con materiali sintetici a basso costo; la moda impone lo stile militare con bottoni metallici, borchie e fibbie.

Velcro:

Il velcro fu inventato nel 1948 dall’ingegnere svizzero Georges de Mestral pero non fu usato a grande scala nell’abbigliamento prima degli anni 60.

Le stoffe:

Esse possono essere un altro utile indizio: il Rayon fu la prima fibra fatta dall’uomo, creata alla fine dell’800, essa fu molto utilizzata per biancheria intima, vestiti estivi e calzetteria prima degli anni 50, quando fu rimpiazzata dal Nylon che offriva una maggiore flessibilità e durabilità . Il rayon però continuò a essere molto utilizzato per le gonne a ruota del New Look di Dior negli anni 50.

Pubblicità del Rayon (1939)

Il Poliestere, creato alla fine degli anni 40, fu visto come una rivoluzione giacché permetteva la realizzazione di tanti tipi diversi di stoffa adatta sia per gli abiti da lavoro che per il tempo libero e la biancheria intima; esso aveva un punto di fusione molto alto permettendo per la prima volta la creazione di capi d’abbigliamento con pieghe permanenti; usato massivamente a partire dalla metà  degli anni 50, essendo un materiale molto economico fu la stoffa preferita della gioventù negli anni 60, anche perché veniva prodotto in un gran numero di colori che non sbiadivano con i lavaggi.

Pubblicità del Dacron, marchio della Dupont per il Poliestere (1953)

Anche l’acrilico fu creato negli anni 40, ideato per essere il sostituto sintetico della lana, ma con caratteristiche ben al di sopra delle aspettative, ottimo compagno delle fibre naturali, versatile, caldo e morbido al tatto, si trova massivamente a partire dagli anni 50 in maglioni e vestiti.

L’Elastan o Lycra, fu creato alla fine degli anni 50, ma effettivamente disponibile sul mercato a partire dagli anni 60; si trattava di un filo che consentiva una gran elasticità se usato con altri materiali, in origine fu usato soprattutto in corsetteria, anche se non mancano precoci esempi di utilizzi alternativi come il costume creato nel 64 da Emilio Pucci.  Il suo massimo successo però avviene negli anni 80 quando la tecnologia per produrlo era riuscita a creare un filo molto più sottile che fu largamente utilizzato nelle calze da donna e posteriormente in ampi settori dell’industria dell’abbigliamento, anche se l’alto costo lo faceva restare ancora appannaggio di un certo tipo di prodotti.

Questa breve guida, non vuole essere esaustiva, ma darvi uno strumento per orientarvi nel mondo del vintage, aprite bene gli occhi e osservate i dettagli, noi poi ci ritroveremmo con nuovi consigli e scoperte.

Nota: per approfondire sull’argomento delle fibre sintetiche, potete consultare questo articolo.

Ana Muraca