Come parlare degli anni 50 senza nominare il rock and roll? Impossibile, il rock and roll è prodotto e allo stesso tempo produttore di quell’epoca, basta pensare a film come Blackboard Jungle del 55 o a Rock arround the Clock del 56 dove si rifletteva visivamente il pensiero e la estetica di questo genere musicale il cui moto era: ” la vita è breve, godiamocela”.

Il rock and roll è il risultato dell’unione di diversi generi musicali quali: il blues, il bluegrass, il conuntry, il R&B, il jazz, il gospel e il folk, perciò alcune sue sonorità  si possono sentire fin dagli anni 20; la fusione di tutti questi generi musicali e anche la fusione di diverse culture, come quella africana, europea con quella americana, che avviene proprio negli Stati Uniti in mezzo ai conflitti razziali e a discriminazione.

Tra i primi interpreti di questo nuovo genero musicale, che si può chiamare tale a partire degli anni 50, ci sono:  Big Joe Turner, Little Richard, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Gene Vincent e il re, Elvis Presley; sarà  quest’ultimo a farci da filo conduttore per la nostra storia.

Elvis era appena un diciottenne quando venne scoperto, nato a Tupelo ma cresciuto a Memphis in una famiglia povera,; un giorno decide di fermarsi da un negozio che per pochi dollari, offriva un servizio di registrazione su un disco a quarantacinque giri.  Elvis, che era molto attaccato a sua madre, registro una canzone per il suo compleanno; ma a differenza di tutte le altre registrazioni, la sua arrivò da Sam Phillips, che aveva una piccola casa discografica, la Sun Records, chi rimasse stupito dalla voce del ragazzo e decise di farlo incidere il suo primo singolo That’s all right (Mama), il 19 luglio del 1954.

La forza di Elvis pero, non era solo la sua voce, ola novità  del suo genere musicale, essa risiedeva nei suoi movimenti strampalati e anche erotici davanti al microfono, nel suo ghigno a bocca storta, nel suo atteggiamento da duro, nella sua acconciatura a culo d’anatra come i Teddy Boys , nel suo abbigliamento e soprattutto nel messaggio di libertà  che la sua musica portava. Il rock and roll era tutto questo, sesso, movimento, liberazione, esotismo, e se Elvis aveva avuto successo con il suo promo singolo, cioé quando la gente non sapeva fosse un bianco a cantare tale musica; una volta usci allo scoperto, tale successo si converti in folgorazione, gli adolescenti lo adoravano, si identificavano in lui, si scatenavano al ritmo delle sue canzoni.

Con il successo, arrivo però anche lo scandalo, come era possibile che un ragazzino bianco potesse cantare come un nero? E peggio ancora, con quella musica, secondo la chiesa e la politica, egli incitava alla violenza, al sesso, minacciando pericolosamente la morale dei ragazzi.

Tra contestazioni e consensi, la sua carriera musicale va avanti, egli diventa l’idolo indiscusso che disco dopo disco conquista la gioventù non solo americana, ma anche europea fino al 1958, quando verrà arruolato nell’esercito e spedito in Germania. Al suo ritorno, trovo un panorama molto diverso, i suoi dischi ormai non vendevano come prima e gli idoli dei teenager erano altri, ma lui aveva fatto breccia nel mondo della musica, aveva aperto la strada a tanti altri e aveva permesso tramite la sua musica la espressione dei sentimenti e dei pensieri di una vasta fetta di pubblico, divenendo egli stesso un mito intramontabile.

Rock ‘n’ Roll, Rockabilly, Boogie 50s con Max Vigilante and The Red Rockets.

La musica di Elvis fa parte di quel genere di rock and roll chiamato rockabilly, che mantiene le premesse originarie di pericolosità , di sfrontatezza, di libertà  e di risentimento con un senso estetico che sconfina nel cattivo gusto, prendendo a prestito il repertorio più sgargiante e vivace dei neri e facendolo proprio.

Questo è evidente nel loro abbigliamento, lo stile rockabilly era composto da camice sportive o da bowling in colori chiari o a strisce verticali con colletto che si portava  alzato ed è di colore diverso dal resto della camicia; sopra veniva indossata una giacca ampia sportiva o uno smoking e il collo della camicia doveva sovrastare quello della giacca. I pantaloni erano larghi, spesso neri e con una striscia di colore diverso ai lati; in un secondo momento, verranno usati anche i jeans.

C’era la predilezione per colori contrastanti in particolare il nero e il rosa o i tessuti  brillanti, gli orli erano evidenziati da una cordonatura colorata e impunture vistose. Le scarpe erano rigorosamente immacolate e si privilegiavano quelle bianche.

I capelli ben impomatati a culo d’anatra, non si indossavano ne cravatte ne occhiali, ma era indispensabile una sigaretta o in bocca o dietro l’orecchio, qualche evidenza di vita spericolata come un tatuaggio e un atteggiamento da duro.

Le ragazze indossavano delle ampie gonne a ruota con una specie di crinolina sotto, indumento che evidenziava tutti i movimenti nei balli sfrenati o una gonna a tubino; la parte superiore era composta da una camicetta aderente e sbraciata annodata in vita e da un fazzoletto annodato al collo. Le scarpe erano in genere basse o con poco tacco e i capelli si portavano cotonati o a coda di cavallo. Il complemento a tutto ciò era il rossetto, dalle tonalità  suggestive come “Hound Dog Orange” e 2Heartbreak Hotel Pink.”

Tutti si precipitavano a rifornirsi di questi abiti al Lansky Brothers, un negozio a Memphis dove usualmente comprava la gente di colore e dove lo stesso Elvis cercava il proprio abbigliamento.

Di certo il rock and roll ha fatto storia e con la sua spudoratezza a dato voce e movimento ai giovani che per la prima volta avevano una musica scritta, cantata e ballata da loro per loro, dove potevano esprimere tutta la loro vivacità, i loro pensieri , i loro sentimenti e preoccupazioni .

Ana Muraca

 

Bibliografia:

– Guarnaccia Matteo, “Ribelli con Stile”, Shake edizioni, 2009, Milano.

– Baker Patricia, “Fashions of a decade, the 1950’s”, Chelsea House publishers, 2007, New York.

– HalberstamDavid, “The Fifties”, Random House , 1996.