Siamo in piena Belle Époque, e sulla scena del bel mondo troneggia la figura massiccia di un uomo, un sarto, Paul Poiret.
Nato a Parigi nel 1879, figlio di commercianti di tessuti, egli imprimerà un nuovo corso alla moda del tempo, con i suoi giochi di plissé, di trasparenze e ricami.
Fino al 1904 Poiret collaborò con Worth, uno dei più famosi couturier dell’epoca, e le sue linee morbide, eleganti, dalle tinte pastello, furono amatissime dalle grandi protagoniste della vita mondana e artistica di quegli anni, tra cui Sarah Bernhardt e Isadora Duncan.

Amò tantissimo l’Oriente, ispirando molte sue collezioni al gusto jap, con linee fluide, stampate con pattern di ispirazione esotica, con grandi disegni floreali, di cui molti furono disegnati da Raoul Dufy. I suoi kimono per la sera sono passati alla storia, come anche le sue stravaganze, le sue feste faraoniche a tema, le sue imprese grandiose e i suoi fallimenti.

Leggendaria rimane la soirée intitolata La Mille et Deuxième Nuit, in cui i suoi innumerevoli ospiti dovevano vestirsi in stile orientale: coloro che non si fossero presentati adeguatamente abbigliati sarebbero stati allontanati, o, in alternativa, costretti ad indossare gli abiti della collezione “Persian” dello stesso Poiret.

Georges Lepape La Fête Persane 1912

Ebbe una intuizione geniale, per quei tempi: nei suoi atelier volle le vetrine sulla strada, derogando alla consuetudine in voga nel jet set di visionare e scegliere i capi haute couture nella segretezza e nella discrezione di esclusivi atelier, situati in prestigiosi appartamenti.

Nel 1910 lasciò di stucco tutti proponendo un capo fino ad allora considerato appannaggio maschile: i pantaloni divennero un capo di abbigliamento anche per le signore, da utilizzare in casa, in libertà, coperti da una tunica che arrivava al polpaccio.

Un viaggio in Russia e poi a Vienna, compiuto con la moglie nel 1911 per promuovere le sue nuove collezioni, lo avvicinò alle arti decorative e concorsero a persuaderlo che la moda non doveva essere relegata al semplice atto del “vestirsi”, bensì che essa poteva affiancarsi alle più elevate espressioni artistiche.

Si appassionò alla corrente fauvista, i cui colori decisi e “selvaggi” infuse nei tessuti di alcune sue collezioni, e grande ispirazione per la sua opera di designer furono la frequentazione con il coreografo Diaghilev e le rappresentazioni dei Balletti Russi.

Paul Poiret fu il primo couturier, nel 1911, che propose una sua personale linea di profumeria. Fino ad allora il profumo era un accessorio molto residuale, e non doveva essere troppo esuberante. Paul Poiret lo reinterpreta a suo modo, opulento e ridondante: nascono Les Parfums de Rosine, dal nome di una delle figlie di Poiret.
La collezione si fregiava di nomi evocativi e orientaleggianti, come Aladin e Parfum de Ma Marraine, oltre all’iconica Rose de Rosine.

Perfume di Paul Poiret

Si avvalse, per la formulazione delle fragranze, del profumiere Emmanuel Boulet, che fu l’artefice di molti successi. La “campagna stampa” consisteva in finissimi ventagli che venivano prodotti a scopo pubblicitario, che recavano, su ogni spicchio, il nome di uno dei profumi della Maison. I flaconi dei profumi di Poiret erano incantevoli opere di Lalique, mentre le etichette, con il simbolo della rosa, erano disegnate da Lepape. Paul Poiret non badò a spese per promuovere la sua linea di fragranze, cui ben presto affiancò una linea di cosmetici di alta gamma.
La catastrofe della Grande Guerra sconvolse con la sua ventata gelida tutta la vitalità della Belle Époque, e anche l’attività imprenditoriale di Paul Poiret, costretto ad arruolarsi, ne soffrì moltissimo. Congedato, tentò più volte di rialzarsi, cambiando indirizzo della Maison, rinunciando al lusso, indebitandosi e mettendo all’asta le sue preziose collezioni d’arte.

Nel 1925, in occasione dell’Expo, mise in atto un’operazione ardita che lo portò, purtroppo, alla rovina: acquistò tre battelli che tenne ancorati sulla Senna, che sarebbero stati un originalissimo palcoscenico per le sue sfilate di moda, i profumi e gli arredi di sua creazione, con un dispendio di mezzi finanziari enormi.

La guerra aveva fatto scomparire per sempre il dorato e vivace mondo della Belle Époque, e Paul Poiret, che di quel mondo faceva parte, fu sopraffatto tanto da morire in misera, dimenticato, sostituito da chi seppe cogliere il mood del dopoguerra, che reclamava il bisogno di libertà in ogni campo, anche nell’abbigliamento. Gabrielle Chanel, un nome fra tutti.

Marie-Helene Rogeon La Rose de Rosine, Foto: beautyscenario.com

Tuttavia, l’eredità profumata di Paul Poiret non è stata completamente perduta: Negli anni novanta Marie-Helene Rogeon, nata in una famiglia di profumieri, reinventò il decaduto marchio di profumeria ridando vita alla collezione de Les Parfums de Rosine (sì, mantenne il nome originale) e arricchendola con creazioni moderne e più confacenti al gusto attuale”

Marie-Helene conservò il logo, con la famosa rosa di Lepape, e le formulazioni che come un fil rouge, sono costruite attorno alle rose tanto amate. Tra le fragranze, figura ancora una referenza che prende il nome da una delle prime creazioni di Paul Poiret, La Rose de Rosine, una fragranza classica, che vede come protagonista una rosa vellutata e potente, elegante e calda, che intreccia il suo profumo ammaliante a quello della famosa violetta di Tourette-Sur-Loup.

I flaconi sono eleganti, con una nappina di seta di colore diverso – a parte la nuova collezione “Ballerina”, in cui il collo della bottiglia è adorno di tulle plissè a richiamare il tutù delle ballerine classiche – e avvolti a mano in una velina colorata.

Marie-Helene Rogeon, proprio come fece il grande Poiret, ha regalato alle sue fragranze nomi evocativi, che includono quasi tutti il termine “rose”.

 

Paola Scarso

 

Bibliografia:

Lorenzo Villoresi “Il mondo del profumo”

http://www.les-parfums-de-rosine.com/