Christian Dior, fu lo stilista più influente del mondo per tutta una decade, dal 1947, anno in cui lanciò il “New Look”, fino al 1957, anno della sua morte. Egli impose la siluette a clessidra, con una vita molto sottile, spalle smussate e morbide e grande gonne a ruota.  Dior, fu anche un grande uomo d’affari, seppe sfruttare il suo prestigio per fare della maison Dior, un brand mondiale che vendeva non solo abiti e accessori, ma anche profumi, e idee.

Christian Dior nacque nel 1905 a Granville, sulle coste della Normandia; egli fu il secondogenito di una famiglia di cinque figli nati da Maurice Dior, un benestante produttore di fertilizzanti e sua moglie, Isabelle Cardamone. Nel 1910, la famiglia si trasferì a Parigi, dove Christian dimostrò inclinazioni artistiche; infatti, egli volle diventare un architetto, ma suo padre lo convinse a studiare Scienze Politiche per poi intraprendere la carriera diplomatica.

Nel 1928 egli, lascia i suoi studi e convinse suo padre di finanziare l’apertura di una piccola galleria che con discreto successo vendeva pitture avanguardiste di Picasso, Cocteau, Braque, ecc; ma nel 1931 dopo diverse disgrazie familiari: la morte di uno dei suoi fratelli, di sua madre, e della grande depressione che aveva messo in una cattiva situazione finanziaria la sua famiglia, egli dovette chiuderla.

Per sopravvivere, Dior si dedicò a vendere i suoi schizzi alle case di alta moda, ma presto trovò lavoro come assistente del couturier Robert Piquet dove lavorò per alcuni anni finche non fu chiamato in guerra. Al suo ritorno, lavorò insieme a Pierre Balmain nella maison di Lucien Lelong, che nonostante la guerra, riuscì a rimanere aperta grazie alle mogli, amanti e collaboratrici dei nazisti che videro i loro guardaroba rinnovato dai modelli dei due giovani stilisti.

Dalla seconda guerra mondiale, la Francia ne usci distrutta, tutto da ricostruire, da rifare e questo significava anche tanto lavoro e opportunità ; infatti, l’occasione arrivò anche per Dior, quando un amico d’infanzia lo chiamò per aiutarlo a salvare una ditta d’abbigliamento chiamata “Philippe et Gaston2 di proprietà  di Marcel Boussac, meglio conosciuto come “il re del cotone”, un ricchissimo produttore di stoffe.

Christian spiegò a Boussac la sua visione di una siluette con le ampissime gonne a ruota, molto femminile, e l’idea gli piacque moltissimo giacche questo implicava vendere grandi quantitativi di stoffa. I due si missero d’accordo per aprire la maison Dior al 30 in Avenue Montaigne.

Fino al momento della gran apertura, il 12 febbraio del 1947, le donne indossavano delle giacche con le spalle molto pronunciate e gonne al ginocchio come ai tempi della guerra.  La moda parigina che aveva dominato la scena internazionale della moda fina dal XVIII secolo, era in precarie condizioni.  Christian Dior fu il suo salvatore, con una collezione piena di fantasia, lusso e femminilità, gonne lunghe a forma di corolla, vita da vespa ottenuta grazie a un bustino e spalle morbide che convertivano la donna in un fiore, come egli stesso la chiamava .  Questa collezione ebbe tanto successo che fu ribattezzata da Carmel Snow, l’editrice di Harper’s Bazaar  come il “New Look”.

L’intuizione di Dior era giusta, egli aveva colto lo spirito dell’epoca, il desiderio latente di quelle donne che ormai erano stufe di tutto ciò che gli ricordava la guerra, loro volevano qualcosa di diverso, qualcosa che ricordassi loro i bei tempi, la ricchezza, la femminilità, volevano tornare a essere coccolate tra metri e metri di stoffe.  Infatti Dior si era inspirato alla Belle Epoque, ovvero il periodo tra la fine dell’800 e l’inizio della prima guerra mondiale, dove le donne indossavano lunghe gonne, con una vita strettissima e grande uso di balze, tulle e volants.  Le donne durante la guerra avevano preso il posto dei loro mariti e padri al lavoro, nelle fattorie e nell’industria; ma una volta finito il conflitto, loro (almeno in parte), si aspettavano di tornare a esse mogli e madri e prendersene cura della propria famiglia, creando il focolaio felice per accoglierli. Fu proprio questo che Dior offri loro, la moglie sempre perfetta, vestita dalla testa ai piedi in modo impeccabile dove tutto era coordinato e pensato per un determinato momento della giornata.

All’epoca, la sua casa di moda fu la più grande di tutta Parigi, seguita da quella dello spagnolo Cristobal Balenciaga che concepiva il mondo della moda in modo molto diverso da lui: mentre Dior creava una collezione nuova due volte l’anno, rendendo fuori moda quella precedente; Balenciaga, realizzava dei modelli basandosi su quelli da lui creati in precedenza, come una sorta di evoluzione del suo gusto, del suo pensiero che si rifletteva nei suoi modelli. Dior usava una grande quantità  di stoffa, frusciante, vaporosa, eterea, con vestiti che potevano pesare fino a 4 kili; per Balenciaga bisognava lasciar parlare le stoffe, loro stesse dovevano quasi reggersi da sole creando non un vestito ma una scultura. Per Dior, la moda era un affare che andava sfruttato al massimo; Balenciaga invece, una volta scoperto i metodi di produzione industriali utilizzati negli Stati Uniti, decide di non aderire e di continuare a produrre i suoi abiti fatti a mano.

Christian Dior

Christian Dior

Ad ogni sfilata della maison Dior, assistevano intorno alle 2500 persone che si accalcavano dentro e fuori il salone, per poter vedere i circa 200 modelli proposti dalla maison, indossati da donne dell’alta società  scelte di taglie e conformazioni diverse in modo tale da far vedere ai clienti come calzava ogni abito nei diversi corpi; loro, le indossatrici, camminavano con certa teatralità  facendo sfoggio della propria femminilità  strusciando le ampie gonne tra gli spettatori che rimanevano meravigliati per ben le due ore e mezza che durava lo spettacolo.

A questi eventi svoltesi a gennaio e febbraio assistevano per lo più stelle di Hollywood, la nobiltà  europea, moglie e figlie di ricchi imprenditori, la lista delle sue clienti fu enorme, da Ava Gardner alla Duchessa di Windsor, da Marlen Dietrich a Eva Peròn; tutte volevano vestire gli abiti firmati Dior; egli pero penso ancora più in grande e grazie all’aiuto di Jacques Rout, costruì un impero dietro il suo nome.  Mentre altri stilisti avevano cominciato a promuovere oltre i loro vestiti anche profumi o calze, ma limitandosi a vendere ad una clientela limitata ed elitaria; Dior seppe sfruttare la grande pubblicità  data al “New Look”, egli creo nuovi prodotti come il profumo Miss Dior (già  nel 1947), seguito dal Diorama e dal Diorissimo; inventò il copyright nel 1949, concedendo licenze su alcuni dei suoi modelli ai buyer americani che crearono delle sartorie apposite per poterli riprodurre in America e poi venderli nei grandi magazzini; egli creava dei modelli appositi sulle caratteristiche fisiologiche e i gusti dei paesi (Londra, New York, Caracas) dove vendeva i suoi modelli e infine, e apri a New York una boutique di ready-to-wear.

Nonostante questo enorme successo e visione, Dior era un uomo che si sentiva solo, era fortunato negli affari ma non in amore; cosi quando finalmente si senti innamorato da un giovane, volle perdere quei chili che aveva guadagnato negli ultimi anni e decise di andare a Montecatini per fare una cura dimagrante, viaggio dal quale non farà  mai più ritorno. Christian Dior, il 23 ottobre del 1957, a soli 52 anni, moriva da un attacco al cuore, lontano dalla sua amata Parigi e dal suo impero.

Ana Muraca

 

Bibliografia:

– Charlotte Seeling, “Moda, Il secolo degli stilisti”, Koln, Konemann, 1999.

– Giroud François, “Dior: Christian Dior, 1905-1957″, Rizzoli International, 1987.

– Cawthorne Nigel, ” The New Look: Dior Revolution”, Hamlyn, 1996

 

Da notare l’autobiografia chiamata “Dior by Dior” , pubblicata nel 2007 dal Victoria and Albert Museum.