Come abbiamo visto nell’articolo precedente, alcune figure di illustratori cominciano a distinguersi nel corso dell’800; negli anni trenta, Paul Gavarni divenne molto conosciuto grazie a le sue illustrazioni pubblicate per “La Mode” dove coglie perfettamente lo spirito del romanticismo; mentre Jules David, che disegna per “Le Moniteur de la Mode” è uno dei primi a raffigurare i suoi personaggi nelle loro attività quotidiane in modo estremamente dettagliato; anche August Sandoz che lavora per la rivista “The Queen” e “Harper’s Bazaar” si distingue per il suo lavoro ispirato a Degas, con figure eleganti e curate, lavoro spesso anche per la maison Worht, illustrando le loro creazioni.

Gavarni 1834

Una figura di rilievo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, fu l’illustratore americano Charles Dana Gibson, le cui illustrazioni realizzate con solo inchiostro e penna crearono un ideale di bellezza femminile ispirato agli immaginari americani della donna fragile e della donna voluttuosa, avendo come risultato una ragazza fresca, giovane, snella ma dal busto e dai fianchi pronunciati.

Gibson Girl 1899

 L’illustrazione di moda come la conosciamo oggi, vale a dire come un’espressione artistica, risale al XX secolo; prima di allora, le illustrazioni erano mere rappresentazioni; ma nel 1908, quando Paul Poiret, un creatore di moda Parigino ebbe la brillante idea di commissionare a Paul Iribe,  le illustrazioni dei suoi modelli per una piccola pubblicazione promozionale dal titolo “Les Robes de Paul Poiret”, Iribe, seppe cogliere l’occasione per creare, grazie alla recente rivoluzione della stampa a colori,  dei disegni dalle tinte brillanti influenzati dal movimento Fauve realizzati tramite piani piatti derivanti dalle stampe giapponesi; i suoi personaggi erano spesso messi di profilo o di schiena, scagliati su sfondi in bianco e nero creando un bel contrasto.

Les Robes de Paul Poiret 1908

Il successo della prima pubblicazione fu tale, che pochi anni dopo, Poiret decide di pubblicarne una seconda, dal titolo “Les Choses de Paul Poiret”, illustrata sta volta da George Lepape, un illustratore francese le cui figure stilizzate erano ispirate ai lavori di Amedeo Modigliani e alle stampe giapponesi; egli creò delle donne semplici, allungate e piatte,  delineado il nuovo fenomeno di moda, le “flapper”.

Les Choses de Paul Poiret

In questo periodo, le riviste di moda ebbero un’importanza fondamentale perché, grazie al progredire della stampa, essa divenne sempre più veloce e a costi contenuti raggiungendo sempre un pubblico più basto.  Sono state molte le riviste create in questo periodo, tra le quali “Le Journal des dames et des modes”, “Styl”  e “Falbalas et des fanfreluches”;ma la rivista che diede più spazio all’interazione tra artisti, illustratori e couturier, fu senza ombra di dubbio la “Gazette du bon ton”, fondata nel 1912 da Lucien Vogel, chi chiamo a lavorare un gruppo di giovani artisti (tra i quali Paul Iribe, Jean Besnard, Bernard Boutet de Monvel, Pierre Brissaud, A.E. Marty, George Barbier, Charles Martin e George Lepape) dandogli tutta la liberta per esprimersi illustrando i modelli di sette case di moda: Poiret, Doucet, Paquin, Chéruti, Redfern, Doeuillet e Worth, con cui Vogel aveva stipulato dei contratti. La Gazette du Bon Ton fu pubblicata dal 1912-14 e poi dal 1920- 25, anno della sua chiusura.

Barbier, per la Gazette du bon ton del 1914

 Un’altra rivista che merita di essere nominata, non solo per il suo lavoro ma perché è arrivata fino ai nostri giorni, è “Vogue”, fondata in America nel 1892, poi vene fondata l’edizione Inglese nel 1916 e quella Francese nel 1923; questa rivista, di proprietà di Condé Montrose Nast, promuoveva gli ultimi movimenti artistici, la fotografia, la letteratura e la moda.

Condé Nast, chiamò a lavorare per le sue riviste, alcuni membri del gruppo d’illustratori della Gazette du bon ton”, come George Lepape che realizzò più di 100 copertine; cosi come altri illustratori americani di talento come: Helen Dryden, George Wolfe Plank e Carl Oscar August Erickson, in arte Eric, chi realizzava le sue illustrazioni come fossero dei dipinti, con grandi variazioni nella linea, incisività e spontaneità, grazie all’utilizzo di vere modelle che posavano per lui. Egli creò molte delle copertine di Vogue e realizzò anche diversi lavori d’illustrazione per i famosi cosmetici Coty.

Eric, per Vogue 1934

Un nuovo talento che si afferma negli anni 20 è Romain Tirtoff, illustratore russo, meglio noto come Erté, che influenzato dal teatro e dal balletto, creò delle figure e delle scene di grande esotismo per la rivista “Harper’s Bazaar” con cui firmò un contratto esclusivo nel 1915 e si prolungo fino al 1938.

Erté, copertina per Harper’s Bazar del 1923

Un approccio del tutto innovativo e che seguiva perfettamente le correnti artistiche dei primi decenni del nuovo secolo, fu quello dello spagnolo Benito, che inspirandosi al cubismo e al costruttivismo, creò uno stile geometrico e fortemente stilizzato che ben si adattava a esprimere i caratteri dell’Art Decò e del Modernismo.

Benito, copertina per Vanity Fair del 1927

Progressivamente durante gli anni trenta, la fotografia sostituì l’illustrazione di moda nelle riviste; fotografi come Edward Steichen, Horst P. Hosrst, George Hoyningen-Huene, Cecil beaton e Man Ray, con i loro lavori, occupavano le copertine delle riviste, lasciando gli spazi pubblicitari alle illustrazioni.

Rene Bouche per Vogue, 1942

Nonostante le riviste erano meno interessate alle illustrazioni, figure di talento come Rene Bouche e Rene Gruau erano piene di lavoro realizzando annunci pubblicitari soprattutto per le case di moda, per i profumi e per i cosmetici; Bouche lavorò per clienti come Elizabeth Arden, Saks Fifth Avenue ed Helena Rubenstein; mentre Guau fu molto conosciuto per le sue molteplici collaborazioni con la maison Dior, il suo stile minimalista, piatto dalle tinte forti, che ricorda i lavori di Toulouse-Lautrec e Alphonse Mucha, era perfetto per questo genere di lavoro.

Gruau per Dior

 

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