Ernesto Michahelles, in arte Thayaht è famoso per aver progettato insieme al fratello, Ruggiero Alfredo, in arte Ram, la Tuta, capo d’abbigliamento unisex. L’impiego di Tahayaht in ambienti differenti, non è minore, ma uguale a quello che tutti gli artisti del periodo approcciandosi alle arti applicate, reinterpretano lo spirito innovativo e desideroso di cambiamento dell’epoca.

 

Il nome tuta è un adattamento del francese tout-de-même, “tutti uguali”, inoltre, fa riferimento alla forma a “T” della stessa.  La tuta, fu un indumento del tutto nuovo per semplicità di taglio e realizzazione, fatta di materiali economici. La gente aveva bisogno di rinnovarsi, aveva bisogno di rinnovare il proprio vestiario, ma non c’erano i mezzi per le stoffe pregiate, così Thayaht passando da una vetrina con esposti tessuti in canapa, pensò di utilizzarli per la realizzazione di un nuovo indumento.

La pubblicazione ufficiale del progetto  della “tuta” avvenne il 2 Luglio del 1920, in collaborazione col  fratello Ruggiero, su «La Nazione» e con l’aggiunta della modica cifra di 50 centesimi, veniva venduto col giornale il cartamodello per realizzare da soli la propria tuta. La campagna pubblicitaria che accompagnò il lancio fu fortunatissima, la “tuta” chiamata così perché andava indossata ”tutta intera” ritrovava la T mancante nella sua forma. In soli 10 giorni vennero venduti 1000 cartamodelli.

Foto di P. Salvini, Firenze 1920

 

 Guardando il modello, la tuta si presentava a forma di “T” con quattro tasche sulla parte anteriore e poteva essere portata con una cintura in vita. Accompagnata da una giacca e un cappello. Non necessitava di bottoni o cerniere. Successivamente venne progettato un modello composto di due parti, una giacca e un pantalone, chiamato ”bituta”, ed è quello che noi chiamiamo comunemente col nome di tuta.

 

 

La versione femminile, richiamava il vestito a sacco e come quella maschile poteva essere accompagnata da una cintura o meno e poteva essere anche bordata. Il progetto di un indumento di simili fattezze era stato ideato precedentemente nel 1912 da  Giacomo Balla, in un bozzetto che però non ebbe un’effettiva realizzazione.

 

Riscontrò un grandissimo successo nella classe aristocratica, dal  richiamo un po’ “dandy”, quando abbinata ad una cintura, ad un colletto inamidato, con un fazzoletto nel tasca sul petto, sandali, bastone da passeggio e cappello di paglia. La stessa Marchesa Rucellai, nell’estate in cui venne lanciata, organizzò una festa nello storico palazzo Rucellai, in cui tutti gli invitati dovevano essere abbigliati rigorosamente in tuta.

Foto di P. Salvini, Firenze 1920

 

Non furono quindi le classi operaie ad usufruirne,tanto più non venne pensata inizialmente come una tenuta da lavoro. Fu la sua praticità che ne fece poi l’indumento da lavoro che ora tutti conosciamo.

Antonella Ciciriello

Bibliografia

E.Crispolti, Il Futurismo e la Moda, Balla e gli altri, Venezia, Marsilio Editori 1986

M. Pratesi (a cura di), Futurismo e Bon Ton, i fratelli Thayaht e Ram, Leo S. Olschki Editore 2005