Il rituale di prendere il tè nel pomeriggio evoca immagini di gentili signore in guanti bianchi a spettegolare davanti a tazze fumanti… ma non tutti sanno che questo rito fu istituito nel 1840 dalla duchessa di Beedford, la quale trovandosi affamata prima della cena ordino’ un piccolo pasto a base di pane, burro e altre sottigliezze come torte, crostate e tè da portare in segreto nel suo boudoir.

Quando la duchessa fu scoperta non fu ridicolizzata e la sua abitudine divenne nota come “il tè del pomeriggio”. Quando questo evento divenne un fenomeno sociale nacque l’abito da tè o più comunemente detto “tea gown” o veste d’interieur. Un abito da tè era innanzitutto un vestito da indossare in casa per intrattenere ospiti nelle occasioni informali o nelle cene in famiglia.

1899 Original Delineator Fashion Print 6 Tea Gowns and Wrappers

Divenne popolare nel 1870 e fu influenzato fortemente dall’arte orientale, che era di rigore in quel periodo. Esso era un ibrido tra un abito da ballo e una vestaglia; secondo l’esperta di galateo Emily Post “ era realizzato con materiali splendidi, quali il damasco e lo chiffon”. Data la sua comodità era molto facile da indossare, senza corsetto e senza l’aiuto di una cameriera. Questo tipo di abito fu una specie di conquista per le donne, in quanto era un vestito che scorreva molto facilmente e permetteva alla donna di sentirsi a proprio agio, oltre a un senso di languore e accoglienza. Era infatti divenuto un simbolo di ospitalità e cortesia in quanto veniva indossato spesso per servire il tè ai propri parenti e amici, mantenendo un aria di gentilezza e esclusività che piaceva alle classi medie.

Tea Gown, Miss Bishop, England, late 1870s. Los Angeles County Museum of Art

I primi esemplari apparvero sulla rivista britannica “The Queen” il giornale della lady; essi erano tagliati a princesse, in un unico pezzo con maniche lunghe e alte scollature e venivano indossati con una vestaglia di pizzo, discreta e comoda; alcuni potevano avere anche delle pieghe “alla Watteau”, in questo caso veniva chiamato “Louis XV Tea Gown”. A volte le donne più stravaganti aggiunsero ai loro abiti da tè tocchi esotici, come dettagli cinesi o giapponesi o motivi floreali che facevano riferimento all’Art Noveau.

1898–1901, Metropolitan Museum

Durante il periodo edoardiano simboleggiò una sorta di erotismo dovuto al fatto che era molto facile toglierlo o metterselo; le signore in questo caso giocavano con la seduzione, naturalmente ci furono voci che si levarono contro il “tea gown” che fu visto come improprio dagli uomini più conservatori; dopotutto indossare quell’abito equivaleva ad apparire in deshabillé. In altre parole un ospite entrando in casa e vedendo la padrona con quel vestito poteva pensare che avesse fatto cose impensabili con un signore! Tuttavia ebbe molti sostenitori tra i “riformatori”, che ne esaltarono le doti igieniche, per il fatto che veniva indossato senza corsetto.

1900 – 1901 House of Worth, Metropolitan Museum

 

Secondo il galateo e l’etichetta era sconsigliato presentarsi a una cena in abito da tè, tranne che nella casa di un membro della propria famiglia o di un amico intimo. Nei primi anni del ‘900 esso cambiò il suo ruolo, da abito da indossare in casa per accogliere ospiti a abito da sera da sfoggiare durante eventi mondani; la differenza stava nella scollatura: nella versione pomeridiana presentava il collo alto, mentre per la sera la scollatura era profonda. Esso è rimasto popolare fino al 1939, anno d’inizio del secondo conflitto; le donne conducevano uno stile di vita più semplice e così gradualmente scomparve dal loro guardaroba.

Jessie Franklin Turner, 1929, Metropolitan Museum

 

Francesca Galassini

 

Bibliografia

http://thedreamstress.com/2012/06/terminology-what-is-a-tea-gown

 http://fashion-history.lovetoknow.com/clothing-types-styles/tea-gown

https://howweusedtodress.wordpress.com/2013/03/11/the-tea-gown/

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