Spesso, guardando le sfilate di moda, vediamo alcuni vestiti, accessori, ecc che ci ricordano un’epoca …

Anche se magari le linee sono diverse, l’essenza dell’idea che abbiamo di un determinato periodo viene in qualche modo racchiusa all’interno di un abito.

L’idea di associare diversi campi come la letteratura, il cinema, l’arte e la moda tramite un filo condutore, che può essere come in questo caso un vestito, ci porta a scoprire la poesia che acumina questi campi ed è cosi che questa volta abbiamo messo a confronto:

* Un film –>“Bright Star”

* Un poeta –> John Keats

*Un vestito –> Adam ss2012

* Un Museo –> collezioni del Kyoto Costume Institute

Il periodo è quello dell’impero Napoleonico, di John Keats, del taglio impero, dello Spencer, è il preludio del Romanticismo, dove leggere musoline coprivano il corpo delicato e fragile di giovani doncelle.

L’abbigliamento di questo periodo è molto particolare, solo per alcuni anni il corpo femminile si libera delle sottostrutture (almeno in parte) che per secoli lo hanno martirizzato, la figura diventa quasi eterea, le forme naturali del busto vengono evidenziate mentre il resto del corpo ha molta mobilità , il modello era quello classico dell’antica Grecia; ma in contrapposizione a questa leggerezza, si usano delle giacche corte sotto al seno decorate con allamari, comunicando un incontro forte tra etereo mondo femminile e il rudo mondo maschile ma con grande succeso.

JOHN KEATS

VOGLIO UNA COPPA PIENA SINO ALL’ORLO
di JOHN KEATS

“Che terribile bellezza!
Da quest’istante strappo dalla mia mente qualsiasi altra donna

Voglio una coppa piena sino all’orlo
E dentro annegarci l’anima:
Riempitela d’una droga capace
Di bandire la Donna dalla mente.
E non voglio dell’acqua poetica, che scaldi
I sensi al desiderio lussurioso,
Ma una sorsata profonda
Tracannata dalle onde del Lete,
Per liberare con un incanto il mio
Petto disperato dall’immagine
Più bella che gli occhi miei festanti
Videro, intossicandone la mente.

Inutile mi perseguita struggente
La dolcezza di quel viso.
Lo sfavillio del suo sguardo splendente –
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà  la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L’ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà  lei per me in eterno
L’aura della mia memoria.