Le donne dell’800 non erano le semplici casalinghe che noi oggi possiamo pensare, quelle di una condizione mezza – bassa, lavoravano tutto il giorno, mentre quelle della classe aristocratica dovevano non solo imparare una complessa e difficile etichetta, ma anche stare attente a ogni singolo particolare perché anche il minimo dettaglio poteva far sfigurare lei e tutta la sua famiglia.

Erano molteplici gli incontri sociali durante tutta la giornata, ed era importante azzeccare l’abbigliamento adatto non solo alla propria fisionomia, età, rango, caratteristiche fisiche, epoche dell’anno, ma anche a ogni attività che si doveva svolgere, così la giornata di una donna dell’alta società era scandita dal vestirsi e svestirsi fino a sette – otto volte.

La loro giornata iniziava presto, loro si svegliavano molto prima dei loro mariti in modo da non farsi vedere in disordine e il loro primo abito era la veste da camera o la vestaglia sotto la quale era presente un mezzo busto, perché era impensabile andare in giro senza e una camicia da giorno, il tutto accompagnato da un paio di scarpe comode e una piccola cuffia di batista in testa.

Abito del mattino 1895, Augusta auctions

Vestaglie prodotte in Giappone per l’occidente, 1880, the Metropolitan Museum

Le donne i cui capelli non erano naturalmente ricci, erano costrette a mettere i bigodini per diverse ore, finché i loro capelli non avessero presso la forma tanto desiderata.

Con questa tenuta, una donna poteva svolgere i propri compiti nell’intimità di casa, facendosi vedere esclusivamente dai familiari. A mezzo giorno o massimo le due del pomeriggio, la donna doveva cambiarsi una seconda volta, certo se non era uscita o aveva ricevuto visite; in questo ultimo caso avrebbe indossato un tea gown.

Tea gown, 1875, Brooklyn Museum Costume Collection at The Metropolitan Museum of Art

L’etichetta prevedeva una sorta di semplicità e castità che andrà riducendosi col passare delle ore, per ciò non sonno ammesse scollature, gioielli troppo vistosi, abiti corti o troppo ampi, piume o pizzi prima del pomeriggio. Quando le signore uscivano di giorno a piedi, a fare una passeggiata o una visita, dovevano stare molto attente a non macchiare o strappare i propri abiti, perché uno di questi danni sicuramente non passava inosservato ed era motivo di vergogna; l’alternativa era andare in carrozza dove era concesso un abbigliamento più lussuoso e impegnativo.

Abito da giorno 1865-70 From the National Gallery of Victoria

Nel pomeriggio normalmente una donna esce da casa a fare visita ai fornitori, a sbrigare delle commissioni, oppure può partecipare a una mostra o a una vendita di beneficenza; mentre la sera, se si resta a casa, bisogna cambiarsi ancora per la cena, anche se non ci sono ospiti, la toilette sarà seria, con mezza scollatura e mezze tinte. Se invece, si tratta di una serata importante, come l’invito a una grande cena seguita da un ricevimento, la modestia delle prime ore del mattino viene completamente dimenticata ed escono fuori piume, gioielli e pizzi con delle profonde scollature che lasciano vedere le braccia, le spalle e parte del seno. Questo tipo di abbigliamento sarà concesso anche a teatro e all’Opera, ma lo sfarzo più imponente sarà sicuramente nei balli, occasione per le ragazze di conquistarsi un bel partito e di far vedere tramite il loro abbigliamento la fortuna della propria famiglia e il sapersi destreggiare nell’alta società.

Abito da cena, 1870, Metropolitan Museum

Abito da ballo, 1895, House of Paquin, Brooklyn Museum Costume Collection at The Metropolitan Museum of Art

Un chiaro esempio sono i gioielli, non solo per il proprio valore ma perché non possono essere indossati a qualsiasi ora del giorno o in qualsiasi periodo dell’anno; ogni stagione ha le sue pietre, se la ragazza ancora non è sposata, non gli è concesso indossare i diamanti, ma al massimo le perle o i turchesi.

Compagni fedeli delle giovani al ballo sono i ventagli, i carnet da ballo un piccolo bouquet avvolto in un fazzoletto di pizzo; del carnet e del bouquet ne abbiamo già parlato; mentre del ventaglio, bisogna dire che dietro si nasconde tutto un linguaggio per comunicare con gli uomini senza avvicinarsi troppo.

The Soirée by Jean Béraud

 

Ventaglio appoggiato sul cuore: voglio parlarti.

Ventaglio chiuso appoggiato all’occhio destro: quando potrò rivederti?

Ventaglio chiuso agitato minacciosamente: non essere impudente!

Ventaglio mezzo aperto appoggiato alle labbra: hai il permesso di baciarmi.

Coprire l’orecchio destro col ventaglio aperto: non tradire la mia fiducia.

Nascondere gli occhi dietro il ventaglio aperto: ti amo.

Chiudere lentamente un ventaglio aperto: prometto di sposarti.

Sventolarsi lentamente: sono sposata.

Aprire e chiudere il ventaglio più volte: sei crudele.

Tenere il ventaglio davanti al viso: seguimi.

Rigirarsi il ventaglio nella mano sinistra: siamo osservati.

Ventaglio appoggiato all’orecchio sinistro: gradirei che ti togliessi di torno.

Tenere un ventaglio aperto nella mano sinistra: vieni a parlarmi.

Aprire del tutto un ventaglio: aspettami.

Appoggiare il ventaglio dietro la testa: addio.

 

Alle ragazze ancora non sposate non era permesso indossare abiti di raso, alcune decorazioni realizzate in pelliccia o pizzo, alcuni gioielli come abbiamo visto e gli scialli di cashmere; questo perché dovevano mostrare ai futuri mariti di essere modeste, caste e dai gusti semplici e che sposandole non avrebbero intaccato il loro patrimonio pretendendo abiti o accessori troppo costosi.

L’ultima toilette indossata da una donna è la camicia da notte, con la quale dormirà e sostituirà solo al mattino con quella di giorno.

Camicia da notte, 1890, Metropolitan Museum

Balzac diceva “il gran pregio dato dai più all’istruzione, alla purità del linguaggio, alla grazia dei modi, alla maniera più o meno elegante di portare un’acconciatura, alle ricercatezze della casa, insomma alla perfezione di quel che deriva dalla persona. Non foggiamo noi i nostri costumi, il nostro pensiero su tutto quel che ci circonda e ci appartiene? Parla, cammina, mangia e vesti, e ti dirò chi sei”.

 

Ana Muraca

 

* François Boucher, ”A History of Costume in the West”, Thames & Hudson, 2004

*Enrica Morini “Storia della Moda XVIII- XXI secolo”, Skira, 2010, Milano

* Philippe Perrot, “Il sopra e il sotto della borghesia” Longanesi & C, 1981, Milano

* http://www.pratosfera.com/2013/12/07/il-linguaggio-del-ventaglio-dellepoca-vittoriana/