…Alla fine di Anna Karenina, la sfortunata eroina si getta sotto un treno. Noi, però, ne intuiamo le intenzioni un attimo prima, quando lascia cadere la borsa di velluto rosso sui binari. Una donna stanca della propria borsa è sicuramente stanca di vivere… Che cosa, tranne il furto, potrebbe indurci a separarci dalla nostra borsa più bella? Vissuta, traboccante, curata, logora ma vezzeggiata come un bambino, una bella borsa diventa un’estensione del nostro corpo. Alcune delle donne più potenti del XX secolo si sono aperte un varco nel mondo dominato dagli uomini con il più femminile degli oggetti. Margareth Thatcher non andava mai da nessuna parte senza la sua robusta borsetta, che lei chiamava” fedele compagna”. Più che semplice potere politico, una grande borsa, portata da una grande donna, ha classe. Grace Kelly è il più famoso e ancora oggi il più elegante esempio di questo concetto. Dopo essere apparsa nel 1956 sulla copertina di “Life” con una borsa Hermès che sembra proteggere il suo ventre gravido dai fotografi, quel gesto pudico fece nascere una fantasia collettiva: che una borsa potesse fare di te una diplomatica, una diva. Che una borsa potesse trasformarti da comune mortale in una principessa. Una bella borsa promette questo e altro…

Grace Kelly con la borse Hermes

La borsetta più antica del mondo forse fu la bisaccia in pelle, che serviva a contenere cibo e pietre focaie. Da qui, la borsa si è  evoluta in ogni forma, colore e materiale immaginabile. Dal Colosseo alle Crociate, il sacchetto legato con un cordoncino fu la borsa più diffusa per uomini e donne. In seguito, la creazione di una intelaiatura in metallo permise di aumentarne le dimensioni dandole maggiore struttura, ma veniva ancora legata in vita e ai fianchi, a cinture elegantemente decorate nel caso delle signore dal XIII al XV secolo. Nel Medioevo, le borse erano unisex, fatta eccezione per qualche piccola variante di ornamento e contenuto tipici dell’uno e dell’altro sesso.

Borsa raffigurata nel Codice Manesse

Il culto della borsetta da signora ebbe inizio con l’elemosiniere, un appariscente portamonete pensato per ostentare la propria generosità. Fin dalle origini, la borsa piccola era segno di classe. Le grandi borse a tracolla implicavano un lavoro di fatica e, le portavano solo i contadini.

Elemosiniere francese del 1340 ca

Quando nel XVI secolo le gonne diventarono voluminose, le donne vi nascosero i propri effetti tra le pieghe, in manicotti e nelle maniche. Nel XVII secolo, tuttavia, fu trovata una soluzione migliore. Graziose borse a forma di pera venivano legate ai fianchi sotto le ampie crinoline. Le borse delle donne non si vedevano, mentre le tasche cucite nei vestiti degli uomini del XVII secolo eliminarono, per questi ultimi, il bisogno di una borsa o di un portafoglio.

Borsa del 1630ca al V&A

Quando poi, a Parigi nel 1790, fu introdotta la moda Impero, nacque la borsa vera e propria. Le prime borsette erano fatte come una piccola rete e perciò furono chiamate  reticole, dal latino reticulum. Sfacciatamente associate alle mutandine e alle sottovesti, le borse vennero messe in ridicolo dalla stampa francese e soprannominate “Ridicules”.

Reticule al V&A

Ma nel 1805 non si faceva più ironia sull’abbigliamento femminile e nessuna donna sarebbe mai uscitadi casa senza borsetta. Ora accessorio prettamente femminile, la borsa diventò estranea agli uomini, costretti a stare  con le mani in tasca. La prima borsetta in pelle comparve più tardi, quando nacque l’esigenza di una robusta  sacca da viaggio con manici. Ispirata ai bagagli, la borsa degli anni ’60 dell’800 era una valigia in miniatura, con serratura, chiave e uno scomparto interno per i biglietti. A differenza della fragile reticola di maglia o del decorativo borsellino chiuso da una cordicella, questa borsa si chiudeva a scatto, e per la prima volta le donne poterono avere con sé le proprie cose difendendo la propria privacy.

Borsa di Tiffany & Co del 1890 al Metropolitan

La storia della borsa corre parallela a quella dell’emancipazione femminile, perché il modo in cui una donna porta i propri effetti personali dipende dal suo status. Nel XIV secolo una donna esibiva i suoi beni mondani appesi a una catena sui fianchi. Nel XXI secolo, la borsa parla della sua ricchezza anche se non la rivela mai veramente.

L’idea di una borsa elegante, che dichiarasse status e sostanze, comparve nel XIX secolo ma fu perfezionata nel XX. La borsa classica nacque con i cavalli e i piroscafi. Louis Vuitton realizzò sacche da viaggio per Napoleone III ed Hermès era il sellaio dell’aristocrazia. Prada e Gucci crearono bagagli di qualità e Fendi realizzò lussuose borse in pelle e pellicce. Louis Vuitton, nel 1896, fece dipingere il suo logo a mano sulle sacche da viaggio in tela per evitare le imitazioni.

Valigia Louis Vuitton della fine dell’800

Dopo la guerra, quando era difficile trovare pellame, Gucci utilizzò tela di cotone e i manici di bambù. Chanel prese le pesanti catene dorate dagli orli dei suoi abiti e ne fece tracolle per la sua famosa borsa trapuntata 2/1955.

Chanel con la sua borsa del 1955

Ricordiamo alcune delle borse più famose del XX secolo: la Bolide creata da Hermès nel 1923 ,morbida e affusolata all’estremità, fu la prima borsa al mondo chiusa con una cerniera; la Plume, che originariamente serviva a portare la gualdrappa, introdotta nel 1933 sempre da Hermès; la Noe, creata da Louis Vuitton nel 1932, fu pensata per portare cinque bottiglie di champagne, dimostrando così che si può essere eleganti anche in viaggio; la Trim di Gucci, del 1958, dalla semplice foggia da viaggio, minimalista e moderna, divenne uno status  symbol da quando Jackie Onassis la sfoggiò a Capri, pochi sanno che si ispirava al sacchetto per la biada dei cavalli; nel 1956 diviene famosa la Haut à Courroiesdi Hermès, così chiamata per via della forma allungata con lunghe cinghie, grazie a Grace Kelly che la indossò.

Jackie con la trim di Gucci

Ancora, nel 1995, Dior presenta la borsa Lady Dior, un cocktail di impuntura decorativa e un grappolo di lettere del logo pendenti dal manico come un braccialetto, portata in giro per il mondo da Lady Diana…

 Daniela Aquila