Il fenomeno vintage nell’abbigliamento può essere riconducibile al XX secolo perché fu in questo momento storico, che si diedero le condizioni necessarie per un apprezzamento dei capi d’abbigliamento di altri periodi.

Per molti secoli, i mercatini dell’usato sono stati i fornitori della maggior parte dell’abbigliamento della massa; i vestiti avevano un costo elevatissimo giacché la realizzazione delle stoffe e la confezioni degli abiti era completamente fatta a mano, tanto che molta gente aveva soltanto un unico vestito che indossava ogni giorno.  L’abbigliamento era come il denaro perché facilmente vendibile per il suo alto valore commerciale.

Nel XX secolo, e in particolare tra le due guerre mondiali, emerge la figura dell’adolescente come colui che attraverso le proprie scelte di consumo è in grado di costruire la propria identità.  Egli si identifica tramite il proprio abbigliamento, i gusti musicali e sportivi, non solo dagli adulti e i bambini, ma anche da altri adolescenti di diversa estrazione sociale; e dopo tutti i cambiamenti sociali, politici ed economici della prima metà del XX secolo, gli adolescenti cominciano a rivelarsi contro il controllo dei genitori i quali li hanno portato verso la guerra, il consumismo e li hanno omologati.

Adolescenti a Soho 1956

Prima della guerra, i giovani occidentali avevano poca influenza e libertà , ma in piena era del consumo di massa, iniziano ad avere importanza e potere d’acquisto; sentono il bisogno di distinguersi dal conformismo, di creare una propria identità, di decidere per se stessi; è da qui che soprattutto nel secondo dopoguerra (ma anche prima) sorgono le culture giovanili o sottoculture, che elaborano idee e comportamenti fuori dalla norma, per distinguersi, nella speranza di poter controllare la propria vita.

Adolescenti a Notting Hill nel1958

Queste culture giovanili sovvertirono il meccanismo della moda che fino a quel momento era stato dall’alto verso il basso (teoria di Veblen), ovvero era l’alta moda. Bisogna però dire, che diverse di queste culture giovanili sono anche le responsabili delle prime manifestazioni del vintage: una delle prime culture ad attingere ai mercatini dell’usato per procurarsi il proprio abbigliamento, fu quella degli esistenzialisti parigini negli anni 50, i quali non lavorando, non avevano soldi e quindi commerciavano in libri e vestiti usati; un’altra sottocultura di più grande rilevanza, perché internazionale fu quella dei hippie che cercano di spandere la mente togliendo i freni alla propria creatività , facendo del “fai da te” un arte, e cercando nei mercati delle pulci e nei bazar d’oriente capi da poter trasformare, da poter mischiare con accessori etnici o capi di altre epoche creando un insieme coloratissimo e teatrale come manifestazione della loro estraneità  dal mondo.

A partire dagli anni 50, ma con grande forza negli anni 60, non sarà  il look proposto dall’alta moda a essere seguito, copiato e imitato; inizia un processo che partendo dagli adolescenti si spanderà  nei decenni successivi alla massa e che porterà  alla ricerca di uno stile proprio, un identità  e che negli anni 80 si evidenzierà  tramite una moda che inizia a cercare nel passato, a esperimentare, per andare incontro a segmenti diversi della popolazione.  Il consumatore non è più definibile (dal punto di vista dell’immagine) entro una unica sfera, ma diventa poliedrico, assume diversi stili che usa a seconda della situazione e perfino dello stato d’animo.

Da questo decennio sorgono due condizioni importanti per la moda oggi: la prima è quella di guardare al passato per creare la moda del presente aprendo la strada al retrò, per esempio alla fine degli anni 80, si guardavano le linee maschili degli anni 40 e 50; la seconda è quella di crearsi un stile personale attingendo a una sperimentazione continua dove vengono messi insieme elementi che possono essere diametralmente opposti per origine o per epoca e creando un insieme armonioso e quindi accentuando la tendenza del vintage che finalmente negli anni 90, passa di essere una manifestazione contro il conformismo e il consumismo, ad essere una tendenza di moda e assumendo i suoi caratteri odierni.

Se nel XX secolo, ogni decada aveva una  silhouette ben definita; oggi non è più cosi, la libertà  economica guadagnata da gran parte della popolazione occidentale, ha portato anche la libertà  di scelta (come era già  successo con gli adolescenti del secondo dopo guerra) e allàespansione e segmentazione del settore moda che per poter soddisfare tutti i suoi nuovi clienti, deve guardarsi intorno, nelle strade, nei paesi lontani, nelle sottoculture delle quali prende la linfa vitale, la smusa e poi la ripropone ai più, alla fine omogeneizzandoli e nonostante provenga sempre dal sistema moda, perché è una tendenza, il vintage è un meccanismo che permette almeno per un po’ di fuggire a questo appiattimento generale valorizzando oggetti del nostro passato e allo stesso tempo risponde al desiderio di stabilità e sicurezza che ci offrono questi oggetti  in tempi cosi irrequieti come i nostri.

Ana Muraca

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