Definita la madre di tutti gli stilisti Madeleine Vionnet è considerata una delle creatrici di moda più importanti del XX secolo. Di meriti ne ha avuti tanti, oltre che innumerevoli responsabilità: sovvertì le regole della moda del tempo, fu la prima a introdurre le fibre sintetiche, realizzò capi privi di cuciture e eliminò il corsetto. Senza di lei non sarebbero esistiti gli abiti a sirena dal fascino hollywoodiano, che sfioravano il corpo come fossero seta liquida. Le sue creazioni complicate e complesse sono considerate uniche e irriproducibili anche dalle più brave modelliste.

Madeleine Vionnet nacque a Chilleurs-Aux-Bois il 22 Giugno 1876. Il padre era originario del Giura, mentre la madre, di origini sconosciute abbandonò la famiglia quando ancora Madeleine era  piccola. A soli dieci anni, nonostante risultati brillanti, fu costretta a lasciare la scuola e imparare il mestiere di sarta in quanto il padre era un modesto doganiere.  Nel 1893 trovò un impiego nella Maison Vincent a Parigi, dove divenne prèmiere due anni dopo. Intanto si era sposata e aveva avuto una figlia, ma la vita da madre di famiglia non faceva parte del suo destino. Nel Luglio del 1895 decise di trasferirsi in Inghilterra dove purtroppo un mese dopo la figlia morì in un incidente e poco dopo divorziò dal marito. Nonostante tutto ciò ricominciò a lavorare a Londra, prima come guardarobiera in un asilo per malati di mente, successivamente da Kate O’ Reilly, una tradizionale sartoria inglese specializzata in capi dal taglio preciso e rigoroso.

Vionnet 1912. Foto: collections.lesartsdecoratifs.fr

Vionnet 1912. Foto: collections.lesartsdecoratifs.fr

Nei primi anni del ‘900 tornò a Parigi dove fu assunta nell’atelier delle Callot Soeurs come assistente di Madame Marie Gerber, la più anziana delle sorelle. Il compito di Madeleine era quello di realizzare modelli in tela che Marie ideava e drappeggiava sul corpo della mannequin. Nel 1907 Jacques Doucet colpito dal suo talento gli chiese di entrare a lavorare nella sua maison con l’intento di ringiovanire la griffe. La sua prima collezione fu una serie di abiti innovativi ispirati dalla danzatrice Isadora Duncan. L’idea di far sfilare le modelle a piedi nudi e senza corsetto non piacque però a Doucet. I modelli richiedevano una totale trasformazione dell’ideale di bellezza femminile, fino ad allora relegata a corsetti e crinoline.

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Isadora Duncan in abito di Vionnet, Foto:cargocollective.com

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Isadora Duncan in abito di Vionnet. Foto: di Heritage Images su Getty Images

Nel 1912, consapevole di aver acquisito una notevole esperienza decise  di aprire una sua maison al 222 di Rue Rivoli, finanziata dalla sua prima cliente: l’attrice Lantelme. Dopo la morte improvvisa di quest’ultima Marcelle Chapsal divenne la sua più stretta collaboratrice. Nel 1914 fu però costretta a chiudere l’atelier a causa dello scoppio della Guerra, ma dopo un lungo soggiorno a Roma, tornò con nuove idee da sperimentare, ricavate da uno studio delle statue greco-romane. Riprese l’attività  nel 1918 fondando la Madeleine Vionnet Et Cie, con un idea assolutamente innovativa: ripresentarsi a Parigi con abiti in sbieco.

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Abito di Vionnet del 1918. Foto: Met museum

Il suo metodo di lavoro meticoloso consisteva nel provare inizialmente i modelli su un manichino in legno alto 80 cm; gli abiti, composti da pezze di tessuto triangolari, circolari e quadrate utilizzate in diagonale, ricadevano morbidamente sul corpo. Il risultato era una specie di chitone greco ottenuto con una tecnica speciale, che poneva il tessuto a 45 gradi rispetto alla trama e all’ordito, creando effetti di lucentezza e elasticità oltre che di morbida aderenza. Ma se l’aspetto esteriore dei suoi capi poteva far pensare alla classicità greca, il loro interno derivava da studi ben più precisi: la chiave segreta era infatti la geometria. Madeleine lavorava su abiti concepiti come “piatti”, solo in seguito, adattandoli sul corpo assumevano forme tridimensionali. Dopo aver realizzato il modello in miniatura delegava lo schizzo del figurino alla disegnatrice della maison: Muguette Buhler e infine l’abito veniva confezionato usando il raso, il crepe de chine, lo charmeuse o il rayon.

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Dopo la Guerra Madeleine  si affiancò di due collaboratori: Thayhat e Marie Louise Favot (soprannominata Yo), specializzata nel disegno di ricami. Il giovane Thayhat fu invece incaricato di occuparsi dell’immagine dell’azienda, dagli imballaggi agli inviti, fino al logo della griffe, composto da una colonna ionica sormontata da un cerchio che incorniciava una figura  che sosteneva con le mani le spalline di un abito. Thayhat aveva anche il compito di eseguire le tavole pubblicitarie per Le Gazette Du Bon Ton; nonché realizzare i figurini per la maison e seguirne tutta la fase progettuale.

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Thayhat per Vionnet, Gazzette du Bon Ton

Nel 1921 la Maison Vionnet sperimentò le forme e la struttura della pittura greca; le superfici dei vestiti venivano infatti considerate  come vasi da dipingere. Yo ideò un fregio con un disegno di cavalli (modello Aux Cheveaux o Vase Grec) ispirandosi ad alcuni vasi greci conservati al Louvre. Calcolando dettagliatamente i moduli delle figure realizzò un disegno circolare, proprio come i motivi delle anfore. L’abito in crepe georgette fu ricamato con perline e canutiglie scure dall’atelier Michonet. Il tema divenne il simbolo della Maison Vionnet, tanto che Lesage realizzò una bambola di pezza con quel modello e con i tratti di Madeleine da offrirle in regalo.

 

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Petits chevaux | Madeleine Vionnet, 1921 Foto: europeana

Abito da sera del 1921. Foto: Kerry Taylor Auctions

Abito da sera del 1921. Foto: Kerry Taylor Auctions

Dal 1921 al 1922 Vionnet studiò gli effetti di “caduta”: dai pannelli appoggiati sulle spalle o annodati in altri punti dell’abito, alle balze, fino alle frange applicate filo per filo (in modo da non deformare il tessuto) a formare spine di pesce o zampilli, dai nodi stilizzati alle famose rose, simbolo distintivo della maison. Inoltre ci fu uno studio specifico che permetteva di ricamare il filo sullo sbieco, senza creare arricciature o effetti indesiderati. A tal proposito Albert Lesage usò una tecnica chiamata “vermicelle au droit fil o vermicelle au carré” che consisteva nel collocare le perline sull’abito finito con un uncinetto. Madeleine collaborava con le più grandi aziende tessili, tra cui Bianchini-Ferier che gli fornì il crepe Rosalba, una particolare seta mischiata a una fibra sintetica. Altri tessuti, come il broccato “a tonneaux”, realizzato con una tecnica antichissima fu fornito da Ducharne. Queste stoffe realizzate in esclusiva per lei potevano avere un altezza di 2m; non riproducibile quindi a oggi neanche con le moderne tecniche industriali. I vestiti apparivano semplici, ma in realtà la loro costruzione era molto complessa. Madeleine stessa ne era consapevole tanto che spesso si recava a casa delle clienti per aiutarle a vestirsi.

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Primi anni venti, Foto: Met museum

1920. Foto: Met museum

1920. Foto: Met museum

1925. Foto: Met museum

1925. Foto: Met museum

 

Abito del 1926. Foto: Met museum

Abito del 1926. Foto: Met museum

Abito da sera del 1929. Foto: met museum

Abito da sera del 1929. Foto: met museum

 

Durante gli anni ’30 ci fu una svolta che tendeva a uno stile più romantico, fatto di abiti con gonne a ruota ricoperte da petali in tessuto, somiglianti a volte a fiori capovolti. La tecnica del taglio sbieco conquisterà negli anni ’30 sia il mercato americano che quello francese. I sensuali vestiti a coda di sirena in tessuti lucidi incantarono tutte le dive del cinema Hollywoodiano. Anche Adrian, costumista della MGM si ispirò a lei vestendo una languida Jean Harlow in Pranzo Alle Otto. Le immagini di Vogue realizzate da Hoyningen-Huene e Horst mostravano mannequin vestite in fascianti abiti bianchi e in lamé oro ( i pochi colori preferiti da Vionnet) in pose ieratiche come statue greche. Vionnet introdusse inoltre una serie d’innovazioni nei rapporti contrattuali di lavoro; creò una mensa, una nursery e una cassa di soccorso per le malattie. Per difendere il suo lavoro depositò il copyright in 72 album. Ogni modello era numerato e fotografato di profilo, davanti e dietro con impronte digitali di riconoscimento. La collezione della primavera del 1939 fu l’ultima della Maison Vionnet, prima di essere messa in liquidazione. Madeleine morì nel 1975 a 99 anni. Nel 1924 Le Gazette Du Bon Ton scriveva:” Lei è al di sopra della moda. E non pensate con questo che sia fuori moda. Ma piuttosto che annuncia la moda di domani”.

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Abito del 1936. Foto: Met museum

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Abito del 1939. foto: Met museum

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Abito del 1935. Foto: Met museum

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Abito del 1937. Foto: Met museum

Francesca Galassini

 

Bibliografia:

heartsfashion.style.it/2012/04/09/ madeleine-la-storia-

mda-arte.blogspot.com/2012/06/madeleine-vionnet.htlm

noembalodamoda.blogspot.com/biografia-de-madeleine-vionnet

Storia della Moda XVIII XXI secolo, Enrica Morini